Page 241 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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in dotazione. Del resto quando l'armata nei mesi precedenti era attestata difen-
              sivamente sul Don, ben 1.200 automezzi coi loro autisti poterono essere impie-
              gati a più riprese nel rifornimento della 6a  Armata tedesca a Stalingrado (46>.
                   Comunque maggior copia di automezzi sarebbe stata disponibile per
              la Russia (dal momento che in A.S. era difficile farveli arrivare) se l' "ignora-
              ta" Balcania non ne avesse richiesto un numero imprecisabile ma non certo
              piccolo per i suoi oltre 600.000 uomini ripartiti in tre armate più corpi
              indipendenti da Lubiana a Rodi e a Creta. A sua volta il fronte "potenziale"
              rappresentato dalla 4a Armata sul confine francese arrivò in certi periodi ad
              assorbire ben 7.000 autoveicoli cioè quanti il fronte africano nei suoi mo-
              menti migliori. D'altronde il mantenimento di forze ragguardevoli sulle Alpi
              occidentali era un impegno assunto verso la Germania al cui aiuto doveva-
              mo la sopravvivenza in Mediterraneo. Quando nel novembre 1942 la 4a
              Armata occupò una larga porzione della Francia di Vichy (7 dipartimenti e
              parte di altri 4), le nostre divisioni non difettavano di ruote come è confer-
              mato anche da questo brano di un documento militare 28 novembre 1942:

                   «Contegno della popolazione: curiosità mista a un certo stupore per il numero
                   di mezzi spiegato,  avendo la propaganda nemica prospettato in termini molto
                   pessimisti le condizioni dell'Esercito italiano (ad esempio,  mancanza assoluta
                   di  automezzi)» < 4 7>.
                   Nel periodo novembre  1942- settembre  1943, le perdite in Russia e in
              Mrica avevano inciso profondamente ed infiniti erano ormai i bisogni di
              fronti  estesi in  "potenza" a tutta la  penisola,  alle isole (Corsica ed Egeo
              compresi)  e a  tanta  parte di  Balcania.

                   Prima di considerare la  qualità dei veicoli, accenniamo a quella dei
              conducenti.  Gli autisti italiani godevano buona reputazione ma erano pochi
              perché proporzionali a un tasso di motorizzazione civile che nel 1939 era
              pari a  116  di quello francese,  a poco meno di  117  di  quello britannico e
              a  poco piu di  114  di quello germanico < 48>.  Inoltre la  scarsità di benzina



              (46)  U.S.S.M.E.,  I servizi logistici delle  unità italiane al fronte  ruSJO,  Roma,  1975, p.  146.
                  Per la situazione al17 luglio 1941: A.U.S.S.M.E., "Diario Cavallero", cit.,  nel mio
                  Quelques aspects de l'activité di Haut Commandement italien (mai 1941- aout 1942) in "Co-
                  mité d'histoire de la 2• guerre mondiale - la guerre en Méditerranée", Parigi, CNRS
                   1971,  (pp.  85-93).
              ( 4  7)  Documenti  nel mio  4 a  armata  e occupazione  italiana della  Francia.  Problemi  militari
                  in AA.VV.  "8 settembre: lo  sfacelo  della  IV armata", Torino,  Book Store,  1979,
                  (pp.  93-105) v.  pp.  95  e  98.
              (48)  B.R.  Mitchell,  European Historical Statistics  1750-1970,  New York, Sijthoff &  Noor-
                  dhoff,  1975,  pp.  640-641.


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