Page 252 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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rapporto con  la  realtà  economico-finanziaria  che  della  prima era  ricono-
               sciuta come il reale motore, si ha con la seconda guerra mondiale. E i paesi
               che tale concetto ignorarono, o perlomeno sottovalutarono, si trovarono ben
               presto nell'angosciosa necessità di percorrere con maggiore ponderatezza i
               passi immediatamente successivi per non moltiplicare gli errori già commessi.

                    L'Italia  fu  appunto tra  questi  ultimi.
                    Già entrata nella prima guerra mondiale avendo negoziato nel Patto
               di Londra un prestito che pochi mesi erano stati sufficienti a volatilizzare,
               affronta la seconda guerra mondiale ignorando o mettendo a tacere le vo-
               ci di  coloro  che paventano la scarsità delle risorse economico-finanziarie
               e delle materie prime più della  impreparazione militare.  In  questa  pro-
               spettiva la possibilità di aprire con la Francia sconfitta e dilaniata un dia-
               logo  da vincitore eccita in  un certo senso  chi in Italia medita una facile
               rivalutazione delle  risorse  italiane  attraverso lo  sfruttamento di parte di
               quelle francesi,  fa  sognare facili  ed immediati guadagni a  non pochi av-
               venturieri che tentano di avvalersi a titolo personale del particolare mo-
               mento bellico, conduce infine alcuni funzionari del Ministero degli Affari
               Esteri, dei tre ministeri militari e di quelli economici nel tentativo di ria-
               prire  un  percorso  commerciale  in altri  tempi  di  rilevante interesse.
                    Ma in realtà il disegno non riesce a realizzarsi secondo le aspettative
               prefigurate a causa  di  una molteplice serie di  fattori  che risultano mag-
               giormente illuminanti delle trattative stesse per comprenderne l'infelice esito.
                    In primo luogo non è possibile ignorare che gli scambi commerciali
               tra le due nazioni erano già languenti nel corso degli anni trenta, soprattut-
               to  nell'ultimo biennio,  durante i quali  contingentamenti  e difficoltà com-
               merciali corrispondenti alle stesse strutture economiche dei due paesi avevano
               contribuito a deteriorare un interscambio in altri tempi ben più florido (2>.
                    Si dimostrava poi evidentemente negativa la circostanza che la conven-
               zione  di armistizio  non prevedesse clausole  di  carattere economico e  fi-
               nanziario.


               (2)  In effetti la Francia era stata, unicamente alla Gran Bretagna, il migliore corrispon-
                  dente economico dello stato unitario al quale la legava il suo stesso processo di for-
                  mazione politica. Ma sia fattori  politici che economici avevano  contribuito a  ridi-
                  mensionare fortemente tale situazione, sia atttaverso i problemi collegati alla questione
                  Romana e successivamente all'adesione dell'Italia alla Triplice Alleanza, sia per l'ef-
                  fetto di due guerre doganali che avevano deviato quasi irreversibilmente le correnti
                  di traffico dei due paesi. Ed in effetti nemmeno la militanza nello stesso schieramen-
                  to durante la prima guerra mondiale era riuscita a ricomporre il vecchio interscambio.


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