Page 369 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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conseguì la riconquista dell'intera Cirenaica, esclusa la piazzaforte diTo-
             bruch. Si trattò di un'operazione del tutto impreparata, affidata a un pu-
             gno  di  forze  contro uno  schieramento  difensivo  consistente,  sviluppata
             all'insegna della sorpresa e della celerità, condotta con grande temerarietà
             più che con audacia. Ne restarono sorpresi i comandi italiani e tedeschi,
             non meno  di  quelli  inglesi.
                  1127 marzo venne occupata el Agheila e il2 aprile Agedabia e Zueti-
             na; il  3, articolato il dispositivo in tre colonne avanzanti rispettivamente
             in direzione di Bengasi,  di Msus-el Mechili e di Ben Gama e Tengeder,
             Rommel si spinse avanti e le sue forze occuparono la notte sul4 Bengasi,
             il 5 Barcee Tengeder, il6 el Mechili e Msus; il giorno 7 forze itala-tedesche
             si scontrarono nei pressi di el Mechili con forze corazzate inglesi e ne eb-
             bero  ragione;  il  10 aprile le  forze  di  Rommel isolarono Tobruch  e 1'11
             attaccarono di slancio la piazzaforte senza riuscire a sopraffarne le difese;
             il 12 conquistarono Bardia e il 13 raggiunsero la frontiera libico-egiziana,
             spingendo  elementi  avanzati  fino  a  Sollum.  In  13  giorni  le  forze  itala-
             tedesche superarono  l 000 chilometri, quanti ne corrono da  el Agheila a
             Sollum,  700 dei quali, da el Agheila a Derna, in meno di una settimana;
             catturarono 2000 prigionieri tra i quali 6 generali; riuscirono a contenere
             le loro perdite in caduti, feriti, dispersi nell'ordine delle centinaia; raccol-
             sero un ingente bottino di materiali e di armi (Vds.  Riquadro n.  l pag.  368).
                  Nessuno avrebbe potuto ragionevolmente prevedere un successo tat-
             tico di tali dimensioni, neppure lo stesso Rommel; esso, peculiarmente per
             le  modalità e i tempi di  sviluppo,  destò  risonanza anche all'estero,  ebbe
             rilievo  politico  e psicologico in Italia  e in Germania,  risollevò  alquanto
             il morale degli italiani e,  in particolare, delle forze militari operanti nello
             scacchiere.  Al  successo  tattico  non fece  seguito  quello  strategico,  perché
             1'8 a  Armata britannica riuscì a porre in salvo, al di là del confine egizia-
             no,  il grosso  delle  sue  forze  e a conservare saldamente nelle  sue  mani la
             piazzaforte  di  Tobruch.

                  I fattori  che determinarono il successo furono  molteplici e a questo
              concorsero anche le carenze inglesi, prime fra tutte: l'anchilosi concettua-
             le della "sistematicità" operativa propria degli inglesi; la sottovalutazione
             dei generali britannici Archibald Wavell e Philip Neame circa le possibi-
             lità per Rommel di condurre un'offensiva a fondo; l'originario divisamen-
             to  dei  comandi  inglesi  di  ricorrere  all'azione  ritardatrice  per  opporsi  a
             un'eventuale avanzata itala-tedesca, senza esitare a cedere il terreno, limi-
             tandosi  a  mantenere il  più a lungo  possibile il possesso  dell'altopiano  e


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