Page 375 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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tacco e nella giornata del  17  il ripiegamento si  manifestò evidente con l'arretra-
              mento dei servizi e l'alleggerimento della  pressione.  Verso le  9,  la  "5 a Leggera"
              e la "15 a Corazzata" procedettero all'attacco su Halfaya e verso le  13 tutte le posi-
              zioni perdute nei due giorni precedenti vennero riconquistate e nuovamente pre-
              sidiate  da  truppe  italo-tedesche.  In  tre  giorni,  la  battaglia  difensiva  delle  forze
              italo-tedesche si  concluse a  favore  di  queste,  anche se  era  sfuggita  l'opportunità
              di intercettare le forze nemiche nella grande breccia fra Sidi Ornar e il passo Hal-
              faya,  attraverso la  quale i  britannici erano  potuti  passare  indisturbati.




           e conseguentemente di stallo delle operazioni, modificabile solo attraverso
           il conseguimento, da una delle  due parti, della superiorità aerea e terre-
           stre. Da qui l'esigenza di una gara contro il tempo, intesa al duplice impe-
           gno  di  entrambe le  parti di  raccogliere  e  trasportare  nello  scacchiere  il
           massimo delle  forze e dei mezzi e di interdire all'avversario le  vie  di co-
           municazione  marittime,  di  cui  i  due partiti erano  tributari.
                Nel frattempo, nel trimestre aprile-giugno, nel resto del teatro opera-
           tivo del-Mediterraneo e nei teatri contermini, si svilupparono avvenimen-
           ti di rilievo: le forze dall'Asse invasero la Iugoslavia; i tedeschi entrarono
           in Grecia dalla Bulgaria; ebbe fine la guerra contro la Grecia che si arrese
           e il corpo di  spedizione inglese si  reimbarcò e si  trasferì nuovamente in
           Egitto e nel Medio Oriente; gli inglesi occuparono nell'Africa orientale Ha-
           rar, Cheren, Massaua e l'Amba Alagi; i tedeschi dal 19 al 31 maggio occu-
           parono  Creta;  gli  inglesi  tornarono  a  riacquistare  l'antica  posizione  di
           predominio  nell'Iraq,  in Siria  e  nel  Libano.
                Il bilancio di tali avvenimenti poteva considerarsi nell'insieme posi-
           tivo  per gli  inglesi,  nonostante gli  scacchi  subiti in Grecia,  in Cirenaica
           e a  Creta.  Essi  avevano  acquistato  la  quasi  completa disponibilità delle
           loro forze in Africa orientale che potevano trasferire in Egitto; con la vit-
           toriosa campagna di Siria,  avevano sbarrato le  porte a  ogni tentativo di
           penetrazione itala-tedesca dal Mediterraneo verso est, trasportato 400 chi-
           lometri più a nord la linea di difesa del Canale di Suez, liberato la Turchia
           da ogni preoccupazione per la sua frontiera  meridionale. Restava grave,
            per gli inglesi, la perdita di Creta, che costituiva ora una grave minaccia
           al libero esercizio del loro potere aereonavale e avrebbe potuto assumere,
           per le forze dell"'Asse", la funzione di trampolino di lancio per la conqui-
           sta di Malta e del Canale di Suez; ma a togliere loro tale preoccupazione
           pensò lo stesso Hitler, che il 22 giugno diede il via all'operazione "Barba-
           rossa":  l'invasione  dell'Unione  Sovietica.



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