Page 376 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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La stasi operativa dello scacchiere dal luglio al novembre
La lotta impegnata dalla Germania il 22 giugno contro l'Unione So-
vietica, aprendo una fronte quanto nessun'altra vasta e profonda, che avreb-
be impegnato ingenti forze, si ripercuoté sul teatro operativo del Mediter-
raneo a sfavore dello scacchiere operativo nord-africano che, già non suf-
ficientemente valutato dall'O.K.W., venne ora posto quasi in non cale.
Il nemico da battere in via prioritaria divenne Stalin, non più Churchill.
L'apertura della fronte orientale fu salutata d'altra parte dagli inglesi co-
me la fine del loro isolamento in Europa e la certa diminuzione dell' impe-
gno tedesco nel Mediterraneo. La prima loro risposta alla mossa tedesca
fu l'occupazione anglo-sovietica dell'Iran, mediante la quale realizzarono
la materiale saldatura anglo-sovietica nella regione del Caucaso, posero al
riparo da ogni minaccia i giacimenti petroliferi dell'Iraq e dell'Iran e si
misero in grado di poter influire efficacemente sul futuro atteggiamento
della Turchia.
La costituzione di un Corpo di spedizione italiano in Russia (C.S.I.R.)
non incise granché sul programma di riordino e potenziamento delle for-
ze in A.S. (Vds. Riquadro n. 6 pag. 375), eccezione fatta per le forze aeree,
ma costituì pur sempre una turbativa nello sviluppo del lavoro degli orga-
ni di stato maggiore centrali. Fu comunque un nuovo gravame che si ag-
giunse a quelli già pesanti per l'impiego delle forze - prioritario quelle
dello scacchiere nord-africano in Libia - nella difesa diretta del territorio
nazionale e nell'occupazione della Francia, Iugoslavia e Grecia.
Già dai primi di agosto il Capo di Stato Maggiore Generale, generale
Ugo Cavallero, lasciò intendere al generale Ettore Bastico, che il 27 luglio
aveva sostituito Garibaldi - richiamato in patria per divergenze con Rom-
mel - della necessità di deporre ogni illusione e anche ogni speranza cir-
ca la possibilità di condurre in porto, nei limiti di tempo fino ad allora
previsti, il piano di potenziamento predisposto, sicché pe.r il momento non
era possibile prevedere quando si sarebbe potuti passare alla offensiva a
fondo; occorreva limitarsi a preparare l'espugnazione di Tobruch e la di-
fesa delle coste tripolitane da sbarchi nemici, mentre era da mettere nelle
ipotesi il ritorno offensivo dell'8 a armata britannica, del quale si veniva-
no percependo i primi sintomi e le prime indiscrezioni. Sulla base di que-
st'ultima eventualità, il C.S. dispose lo studio di un'ipotetico abbandono
della Marmarica e di un conseguente ripiegamento d'iniziativa su posizio-
ni arretrate, che per Cavallero avrebbero dovuto essere quelle di Martuba-el
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