Page 388 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Rendere il Mediterraneo "la tomba della flotta inglese" risultò per i successo-
              ri  di Tirpitz una  prospettiva seducente.

                  Ma su tutto questo dibattito interno gravava già dall'estate del 1940
              l'ombra di una invasione dell'Unione Sovietica. Già il31luglio 1940, Hi-
              tler aveva sviluppato nei confronti dei suoi generali la tesi che solo attra-
              verso la distruzione della Russia fosse possibile scoraggiare definitivamente·
              l'Inghilterra e  costringerla  alla  pace <9>.

                  La prima idea di un impiego di forze corazzate tedesche in Libia in-
              dusse  a  chiarire all'interno  i  problemi e le  chances  di un tale  impegno.
              Già le riflessioni di Warlimont e diJodl intaccarono fortemente il concet-
              to di "guerra parallela". Jodl chiudeva il suo promemoria, dicendo che la
              lotta doveva essere condotta "non uno accanto all'altro ma in stretta collabora~
              zione" ("nicht nebeneihander, sondern miteinander"). Tutti i progetti particolari
              dovevano essere subordinati allo scopo primario, la sconfitta dell'Inghil-
              terra.  "Dobbiamo combattere non per singoli obiettivi bellici ma per la vittoria"< 10>.
                  Alla fine dell'agosto 1940 il generale Ritter von Thoma, comandante
              della III Divisione corazzata, fu  mandato in Libia per rendersi personal-
              mente conto delle eventuali difficoltà logistiche e dell'impiego di unità te-
              desche  in quel terreno  sconosciuto < 11>.
                  Il 5 settembre Hitler offrì ufficialmente a Roma l'invio di consistenti
              forze  corazzate  per  compensare la  penuria  di  carri  armati  nelle  armate
              di Graziani, offerta declinata decisamente da parte del Comando Supre-
              mo italiano. Come controproposta Roma chiese l'invio di moderno mate-
              riale bellico:  carri armati, artiglieria, camion ecc.;  richiesta respinta con
              altrettanta decisione da parte tedesca. Sembrava un dialogo tra sordi, mentre
              passavano le settimane e le posizioni inglesi si rafforzavano potentemente.
                  Nel frattempo i rapporti di Rintelen, addetto militare a Roma e ge-
              nerale di collegamento con le Forze Armate italiane, diventavano più pes-
              simistici.  Il  10 settembre Rintelen  scrisse  che  le  truppe  italiane  sotto  il
              comando di Graziani erano numerose ma mancavano di armamenti mo-
              derni.  Non  ci  si  poteva  aspettare  da  loro  una  grande  offensiva  verso
              l'est 0 2>.



               (9)  Halder,  Kriegstagebuch,  cit.,  vol.  2,  p.  49.
              (lO)  Kriegstagebuch des Oberkommandos der Wehrmacht,  vol.  l, Frankfurt/M., Bernard &  Grae-
                  fe,  1965,  pp.  31,  32.                          ·
              (11)  Burdick,  Sonnenblume,  cit.,  p.  26.
              (12)  lbid.


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