Page 392 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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di Tripoli non dovesse limitarsi ad una stretta testa di ponte intorno alla
              città senza aeroporti sicuri, ma dovesse comprendere una zona più vasta
              almeno fino  a Sirte;  2)  che il comando delle truppe inviate dovesse rima-
              nere in mano tedesca. Anche le truppe italiane corazzate sarebbero dovu-
              te passare sotto questo comando. Anche se l'alta direzione delle forze armate
              alleate in Nordafrica fosse  rimasta in mano italiana, il comando pratico
              al fronte sarebbe passato ad un generale tedesco. Come comandante dello
               "Sperrverband" l'OKW aveva previsto il generale von Funck.  Hitler in-
              vece  pensava ad un  soldato di grande dinamismo e nominò un giovane
              generale,  comandante  di  divisione,  Erwin Rommel.
                   Rommel fu un outsider dell'establishment militare tedesco. Egli prove-
               niva da un ambiente borghese della Germania del Sud e non aveva fatto
              una carriera nello Stato Maggiore. Il suo nome era strettamente legato alla
              catastrofe di Caporetto. Come capitano si era guadagnato il Pour le Mérite
              con la conquista del Matajor. Hitler l'aveva conosciuto nel 1934. Guada-
              gnatosi la sua fiducia, Rommel aveva comandato il 'Fiihrerhauptquartier'
              nel marzo end settembre del 1939 in occasione della campagna in Polo-
               nia.  Nel maggio/giugno  1940 Rommel diresse la settima divisione coraz-
              zata, punta di diamante della quarta armata, che raggiunse per prima la
              Manica. Rommel era un uomo molto intraprendente, di tipo garibaldino,
              pieno  di  fantasia  e  di  intuizioni  tattiche,  che  spesso  faceva  di  necessità
              virtù e che riteneva l'attacco a sorpresa la miglior difesa (21>,  Hitler scris-
              se a  Mussolini che gli  avrebbe mandato  "il più audace e temerario generale
              fra  le forze  corazzate  tedesche" (22).
                   L'establishment militare diffidava di Rommel ed in parte lo odiava.
              Lo  Stato  Maggiore  dell'Esercito,  e  qui in particolare,  il generale Halder
              giudicarono Rommel una scelta sbagliata. Nella crisi di maggio,  quando
              le truppe italo-tedesche- nemmeno dopo tre assalti costosissimi- era-
              no riuscite ad espugnare Tobruk, Halder mandò il generale Paulus ad in-
              dagare  sull'operato  di  Rommel.
                   Halder allora scrisse nel suo  diario che Rommel,  favorito  di Hitler,
              era "morbosamente ambizioso".  "I suoi difetti di carattere lo rendono  un personag-
              gio  sgradevole  e brutale" < 2 3>.  Nessuno  osava  criticarlo a causa del  suo rap-


              (21)  Su Romm~l, cf. David Irving, Rommel.  Bine Biographie,  Hamburg,  Hoffmann und Cam-
                   pe,  1979;  Ralf Georg Reuth  Erwin  Rommel,  Miinchen,  Piper,  1987.
              (22)  Reuth,  Rommel,  cit.,  p.  34.
              (23)  Irving,  Rommel,  cit.,  p.  140.


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