Page 201 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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stesse  norme  del  precedente  codice  civile  pubblicato  nel  1865  all'inizio
           del  Regno.
                La  particolare situazione del momento poneva evidenti difficoltà da
           questo punto di vista, soprattutto per coloro che si accingevano a redigere
           tali  codici.
                È il caso di Dino Grandi che si trovava di fronte una realtà pesante-
           mente condizionata dai retaggi ideologici che permeavano l'intero campo
           giuridico.
                   ''Quando,  alla fine del 1941, presentai al Duce il nuovo codice civile,  ebbi
                  per un momento la sensazione che l'intero mio lavoro fosse stato inutile,  Mus-
                   solini mi mostrò una lettera del Direttorio del partito con annesso un memo-
                   randum redatto dai cosiddetti giuristi del partito,  la cui collaborazione io
                   avevo  sempre  respinto,  perché un partito politico  non  deve  occuparsi della
                   legislazione  codificata  e sostituirsi  al parlamento" < 24 l.

                Purtroppo però la tendenza era questa, e ciò è evidente perché soste-
           nuto da più parti con differenti punti di vista, Tamaro, ad esempio, soste-
           neva  che:

                   "si voleva fare del partito una specie di ministero; con attribuzioni politico-
                   amministrative precise e sempre più vaste;  riservando sempre a tale  mini-
                   stero  una funzione  super-ministeriale,  di controllo  e di dirigenza politica,
                   eminente  sopra  gli  altri  ministeri" < 2 5l.

                Pertanto  i  nuovi  codici  non  sarebbero  stati  accettati  se  non  a  una
           precisa condizione: che fossero preceduti da un memorandum per riaffer-
           mare i principi generali del diritto fascista, vale a dire l'ideologia fascista,
           la  dottrina  dello  stato  totalitario,  il  cosiddetto  universalismo  fascista.
                Buona parte dei meriti e della riuscita della riforma dei codici fu do-
           vuta a Dino Grandi il quale capovolse il sistema giuridico, aprendo le porte
           a tutte le forze  nazionali,  fasciste  ed antifasciste, essendosi premurato di
           raccogliere il parere e il giudizio di tutti; in primo luogo delle magistratu-
           re periferiche, delle università, del Foro, delle grandi organizzazioni eco-
           nomiche, sindacali, sociali, delle associazioni di cultura, degli enti statali
           e parastatali,  di  tutti quanti insomma si  trovavano  in grado di arrecare
           un valido  contributo  alla  grande  opera  della  legislazione  codificata.



           (24)  Dino  Grandi,  op.  cit.,  p.  484.
           (25)  Alessandro  Tamaro, op.  cit.,  p.  562.


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