Page 197 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
P. 197
Una diminuzione di spese civili avrebbe liberato, a favore del finan-
ziamento della guerra, capitali che: l) si sarebbero dovuti introitare in un
modo o nell'altro premendo appunto sulle possibilità dei cittadini, ciò che
normalmente comportava un aumento diretto dei prezzi dei beni di con-
sumo, oppure 2) si sarebbero dovuti ottenere mediante anticipazioni del-
l'Istituto di emissione: contrastando così a tutta l'azione antinflazionistica
perseverantemente svolta dalle autorità monetarie per il contenimento dei
prezz1.
I prezzi costitutivano infatti il baricentro verso cui e attorno al quale
ruotava l'economia nazionale (nelle sue possibilità presenti e future): se
questi ultimi tenevano, era salda la moneta e con essa il risparmio preco-
stituito e il valore reale di ogni fattore sia statico che attivo ed operante.
Nella stabilità dei prezzi si ritrovavano e si fondevano i presupposti
della più alta giustizia sociale, costantemente perseguita dal Regime fasci-
sta al di sopra di ogni evento congiunturale. Conseguenziale quindi che
i suoi più alti organi dessero l'esempio di una economia di spese che già
influiva e ancor più avrebbe influito in futuro sui prezzi.
Collegandosi direttamente alle delibere prese in quei mesi dal Comi-
tato interministeriale di coordinamento, il Ministro delle Finanze aveva
presentato una serie di schemi inquadranti il complesso della disciplina
delle colture agrarie. Innanzi tutto venivano le norme relative al piano di
produzione agricola che già si è visto quanto minutamente sia stato stu-
diato nei particolari, e mediante il quale l'Italia sarebbe stata messa al ri-
paro dalle avventure climatiche che sovente inaridivano l'aspra fatica dei
contadini.
"Il potenziale delle masse messo a disposizione della terra - che a sua
volta si inquadrava nel piano di razionalizzazione industriale allo
studio presso il Ministero delle Corporazioni - le superfici coltiva-
bili; le quote assegnate provincia per provincia a ciascuna coltura; messa
a coltura attiva di 4100 ettari di terreni da pascolo; altri 5 milioni di
lire stampate come premi speciali all'inesausta "battaglia del grano" costi-
tuiscono un insieme di provvedimenti dai quali viene indubbiamente poten-
ziato al massimo il vitale settore degli approvvigionamenti alimentari, dal
cui regolare e costante afflusso al consumo dipendono pure la stabilità dei
prezzi da un lato, e la nostra possibilità di resistenza dall'altro" 09>.
(19) Alfio Titta, Il Popolo d'Italia, 12 agosto 1942.
195

