Page 199 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Certo la guerra non creava ambienti ed atmosfere favorevoli alle ri-
forme ed a ragione ha sostenuto Attilio Tamaro:
"La guerra invece di accelerare il processo riformativo, l'aveva incalzato
da vicino impedendogli di sviluppare le sue stesse premesse, soprattutto sul
piano sociale. Le norme economiche emanate dalle corporazioni dal 19 3 4
in poi, si potevano contare sulle dita, nel mare magnum delle legislazioni
che sboccava dai sindacati con i loro accordi e dai ministeri con le loro
leggi" (22).
Tuttavia da molto tempo ormai si attendeva la riforma dei vecchi
codici in vigore, modellati sui codici napoleonici agli albori del Risorgi-
mento, antiquati e non più corrispondenti, dopo più di mezzo secolo, alle
necessità e realtà sociali, economiche, politiche dell'Italia uscita "vittorio-
sa" dalla prima guerra mondiale.
L'impegno di rinnovarli era già stato preso dai Governi prefascisti
dell'immediato dopoguerra, impegno solennemente confermato dal Go-
verno uscito dalla marcia su Roma. Ma ci si può chiedere perché fossero
trascorsi quasi venti anni senza che il solenne impegno fosse stato assolto.
Un solo Ministro Guardasigilli, Alfredo Rocco, era riuscito a forma-
re ed emanare come legge dello stato il nuovo codice penale e di procedu-
ra penale; nel 1939 esso aveva incontrato non soltanto l'approvazione degli
studiosi, ma dell'intero paese. Dunque, dopo Alfredo Rocco, la riforma
dei codici praticamente non concluse più nulla. Ciò per un difetto di or-
ganizzazione e di autorità. I ministri Guardasigilli che seguirono non osa-
rono sfidare lo strapotere del partito e confinarono la riforma dei codici
a un ristretto numero di magistrati i quali svolsero un lavoro encomiabile
ma di scarsa importanza.
Ora però in vista dell'attacco a Malta, in un momento di massima
mobilitazione ogni altra iniziativa doveva essere subordinata a tali contin-
genze: anche l'aggiornamento dei codici, ed in particolare di quello di na-
vigazione.
Il problema tuttavia, non era di facile soluzione per il fatto che esi-
steva ed era in vigore un preciso e solenne accordo tra il Governo nazista
e quello fascista, firmato dai due Ministri degli Esteri, che impegnava i
due Governi alla formazione su basi comuni del codice civile, del codice
di procedura civile, del codice marittimo.
(22) Alessandro Tamaro, Vent'anni di Storia, vol. III, Roma, G. Volpe, p. 585.
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