Page 203 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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L'elaborazione di questi codici risultò tanto difficoltosa e controver-
            sa per il fatto evidente che il partito conduceva contro la magistratura un
            attacco a fondo: cioé intendeva impossessarsi di questa "cittadella", l'ulti-
            ma che alla dittatura resisteva, impossessarsene al centro ed alla periferia,
            trasformare la giustizia dello Stato in giustizia di Partito, avere i magistra-
            ti  non  esecutori  della  legge,  bensì  della  volontà  della  dittatura.
                 Nel 1942 la magistratura era violentemente attaccata da molte parti
            contemporaneamente.
                 Al centro ed alla periferia organi di governo e di partito cercavano
            di interferire coi giudicati della magistratura e sovente lo  stesso Ministro
            della Giustizia era fatto  segno di pressioni e di interferenze non solo  nel
            ramo civile ma, altresì penale. Alla periferia, gli organi del partito, onni-
            potenti e strapotenti,  cercavano di  corrodere l'indipendenza della  magi-
            stratura  in  modo  subdolo.
                 Pressoché in ogni provincia esisteva un magistrato o cancelliere, chia-
            mato a far parte o del direttorio locale,  sotto la speciosa forma di organi
            di disciplina, o di attribuzioni culturali. In realtà questi, che era di solito
            un magistrato di grado inferiore, si trasformava automaticamente in una
            specie di fiduciario  del partito presso la magistratura locale.  Forte della
            sua carica politica egli cercava di influire sui suoi capi gerarchici, per quanto
            concerneva  le  decisioni giudiziarie,  non  solo  civili  ma anche  penali.

                 Il partito infatti pretendeva di interferire sulle decisioni penali;  nu-
            merose volte i Federali cercarono di prendere provvedimenti contro ma-
            gistrati  a  seguito  di  decisioni  penali  emesse  a  carico  di  fascisti.
                 Anche le  amministrazioni dello  Stato  cercavano  di  interferire sulle
            decisioni  della  magistratura.

                 Attraverso l'economia controllata, una vasta rete di imprese avevano
            come proprietario lo  Stato.  La  confusione più assurda si  era creata tra i
            diritti e i doveri dello Stato quale soggetto di diritto privato e lo Stato coi
            suoi diritti e doveri di stato romano. Per il solo fatto che lo Stato era pro-
            prietario si  credeva che la magistratura fosse  obbligata,  quando lo  Stato
            scendeva in giudizio, a dargli ragione.  Questa era la deformazione comu-
            ne, ciò che portava all'indebolimento della giustizia nei rapporti tra il pri-
            vato  cittadino  e  lo  Stato  soggetto  di  diritto  privato.
                 Malgrado  le  insistenze  del  partito_,  non vennero  inserite  nel  codice
            civile le  leggi  razziali.


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