Page 231 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Fu dunque il potere aeromarittimo -  a sua volta preceduto da una
            crescente capacità industriale ed economica -  ad essere  il  protagonista
            principale e l'elemento trainante- e insieme unificatore- della strate-
            gia  e della  logistica  in tutti  e  tre gli  elementi.  Parliamo  -  come hanno
            fatto  tanti  altri  dagli  anni Venti  in  poi  -  di  potere  aeromarittimo  per
            diverse ragioni. Primo, in linea generale -  e particolarmente in mari ri-
            stretti come il Mediterraneo -  fanno sentire i loro effetti nella guerra sul
            mare non solo e non tanto gli aeroplani imbarcati (dalla Marina conside-
            rati uno dei tanti vettori d'arma navali) ma soprattutto le forze aeree ba-
            sate a terra e non dipendenti dalla Marina. Secondo, questo era tanto più
            vero nel caso specifico, quando le portaerei dal maggio 1941 non furono
            più stabilmente presenti in Mediterraneo (tranne che per sporadiche in-
            cursioni) < 5 > e l'aviazione delle  due parti era generalmente basata a  terra
            e non dipendeva dalla Marina, ma era una forza cooperante. Terzo, pote-
            re terrestre,  potere aereo  e  potere marittimo  hanno  una base comune e
            interdipendente nell'organizzazione del Paese per la guerra e nella sua ca-
            pacità industriale e logistica. Quarto, a fine  1941l'affondamento nelle ac-
            que malesi di due corazzate inglesi  da parte di aerei giapponesi basati a
            terra e l'episodio  di  Pearl Harbor,  che provocò l'entrata in guerra degli
            Stati Uniti, avevano un preciso significato comune: la preminenza non so-
            lo  e  non  tanto della  portaerei, ma del potere aereo  -  imbarcato e  non
            -  nella guerra marittima e la fine della corazzata come elemento capace
            di condizionare le comunicazioni marittime, in maniera diretta o (fleet in
            being)  indiretta.
                 Ne consegue che le operazioni navali oltre ad accentuare il loro lega-
            me diretto con i trasporti marittimi accentuarono la loro dipendenza dal
            controllo o dominio del cielo.  Il loro successo dipese non dal possesso di
            corazzate ma da una combinazione sempre più intima con il potere aereo.
            A  sua volta,  quest'ultimo  perse le  connotazioni  "indipendentistiche"  di
            tipo douhetiano, perché il suo rendimento anche nel campo strategico era
            legato alla sua capacità di battere obiettivi militari in stretta connessione
            con l'azione delle  forze  di  superficie,  come voleva l'inascoltato Mecozzi.
            Naturalmente, il coordinamento tra i tre "poteri" incominciò dal poten-
            ziale economico e quindi militare del Paese,  dalla logistica di produzione
            e dai trasporti. A questo punto, parlare di potere "aeromarittimo" diven-
            tò non solo legittimo ma necessario, tanto più nel caso dell'Italia (che non
            era  e  non  è  mai  stata gli  Stati  Uniti  o  l'Inghilterra).



            (5)  A.  Santoni,  Da  Lissa  alle  Falkland,  Milano,  Mursia,  1987,  p.  192.


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