Page 235 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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all'Africa  pur senza contribuire in modo significativo alle  operazioni in
            quel lontano e ostico teatro d'operazioni, divoratore di risorse e automez-
            zi.  Si  deve però riconoscere che l'importanza politica e ideologica  attri-
            buita  ostinatamente  da  Mussolini  a  quella  guerra  rendeva  inutile  ogni
            tentativo di dissuaderlo.  Deve essere escluso  anche  ogni interesse  "gelo-
            so"  o  "peloso"  di  Cavallero  per le  commesse,  dato  che  -  tanto  più in
            un tipo di guerra come quello -  le commesse di forza armata andavano
            pur coordinate e controllate da qualcuno in relazione a priorità interfor-
            ze.  Questo "qualcuno" al momento non poteva essere né Favagrossa, eva-
            nescente  Sottosegretario  alle  fabbricazioni  di  guerra,  né  Mussolini:  per
            questa  ragione  Cavallero  -  senza  concludere granché dati i  "poteri"  e
            contrappesi vari che doveva fronteggiare -  una volta constatato che cia-
            scuna Forza Armata definiva  e ordinava materiali  e  mezzi  senza  tenere
            conto delle priorità interforze, interveniva come poteva per indirizzare le
            commesse verso i materiali che più servivano per quella guerra mediterra-
            nea  e interforze,  che  a  volte  sembrava essere  solo  la  "sua"  guerra,  o  al
            massimo,  la  guerra  dell'Esercito.
                 Da escludere anche l'eccessiva  arrendevolezza  di Cavallero ai tede-
            schi. Dopo l'arrivo dell'Afrika Corps  in Libia e dei corpi aerei tedeschi in
            Italia e in Libia, lo volessero o meno Mussolini e i nostri Stati Maggiori,
            erano i tedeschi  ad aver in mano le  carte migliori  nella guerra terrestre
            ed aerea, e pensare che per ragioni formali fossero disposti semplicemen-
            te a "stare sotto" i Comandi Italiani senza far  pesare brutalmente la loro
            superiorità anche qualitativa, era una pia illusione: i tedeschi erano tede-
            schi. Cavallero, insomma, doveva far pesare le ragioni di una guerra stra-
            tegicamente e logisticamente meno assurda e meno "separata" manovrando
            tra tre fronti, i primi due dei quali graniticamente rigidi: Mussolini, i te-
            deschi, i Capi di Stato Maggiore di Forza Armata (anche quest'ultimi ave-
            vano strumenti tecnici e legislativi tali da imbrigliare nel dettaglio, almeno
            in parte, i suoi interventi, trasformandoli in indebite ingerenze in questio-
            ni  di  Forza  Armata).

                 Riguardo al Ministero della Guerra, l'unica riforma del1942 fu quella
            sancita dal R.D. 9 marzo 1942, n.  335, che non prevedeva più l'Ispettora-
            to Superiore dei  Servizi Tecnici (fino  a quel momento retto dal generale
            De Pignier, che aveva sostituito il generale Caracciolo di Feroleto) e sosti-
            tuiva la Direzione Generale dei Servizi Logistici con la Direzione Genera-
            le di Commissariato Militare. Riforma senza alcun concreto risvolto,  che
            anzi -  con l'abolizione dell'Ispettorato Superiore dei Servizi Tecnici -


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