Page 239 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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degli speculatori. Le razioni viveri e le dotazioni di vestiario per le truppe
            combattenti erano  teoricamente sufficienti  ma di  fatto  scarse,  e comun·
            que molto diverse tra le  tre Forze Armate -  a tutto svantaggio dell'Eser-
            cito  -  anche  quando  ciò  non era  necessario.
                 Nessun sostanziale miglioramento nelle strutture organizzative cen-
            trali della  produzione militare,  che continuarono anche nel  1942  a  non
            assicurare un'azione propulsiva e  di  controllo unitaria e interforze degli
            approvvigionamenti e della produzione. All'inizio del 1942 (R.D.  12 gen·
            naio, n.  213 e 264) furono ridefiniti ordinamento e attribuzioni del Sotto-
            segretariato  di  Stato  per  le  Fabbricazioni  di guerra  costituito  nel  1940
            (Fabbriguerra-ex Cogefag), che rispetto al 1935 ampliò i suoi organi e au-
            mentò il relativo personale militare e civile (quest'ultimo fu militarizzato
            solo con D.M. 28 giugno  1943). Fabbriguerra mantenne però sostanzial-
            mente invariato -  non senza qualche elemento peggiorativo -   il ruolo
            di mero coordinamento,  e non per tutte le  produzioni e tutte le  materie
            prime, che gli assegnava il decreto del1935. Va anche notato che Cavalle-
            ro- come dimostra il suo diario- convocò frequentemente Favagrossa
            e rimase il suo interlocutore principale, tendendo ad andare molto al  di
            là del mero diritto di ''essere  tenuto  al corrente  dal Sottosegretario  di  Stato per
            le fabbricazioni di guerra"  che gli assegnava il citato decreto del giugno 1941
            sulle  sue  attribuzioni.
                 Stando a quello che afferma il generale Favagrossa, il decreto del 12
            gennaio  1942 sulle nuove attribuzioni di Fabbriguerra segnò un'altra ri-
            nuncia di Mussolini (e Cavallero) al progetto di assegnare a Fabbriguerra
            la responsabilità delle commesse. Per ragioni non chiare e non convincen-
            ti,  che comunque non sembrano di carattere strettamente tecnico,  Fava-
            grossa  -  che  pure  mise  bene  in  rilievo,  nelle  sue  memorie,  i  gravi
            inconvenienti e ritardi derivanti dall'autonomia dei Ministeri nelle com-
            messe -  si dichiarò contrario a un provvedimento che li eliminasse e scrisse
            nelle  sue  memorie:
                    "ad onor del vero  Musso lini,  in seguito a pressioni su di  lui esercitate da
                   industriali od altri,  verso la fine del 1941  non aveva ordinato di studiare
                    la possibilità  di  assumere  l'onere  delle  commesse  dei  ministeri  delle forze
                    armate e su tale argomento aveva insistito al principio del  1942.  Per ra-
                   gioni varie ho allora rappresentato ... il pericolo che il trapasso poteva pro-
                    vocare...  Con  tale  trasferimento,  si  sarebbe provocata  una  crisi grave in
                    un periodo particolarmente  delicato  rappresentato  dalla guerra  in  atto ...


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