Page 232 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Per  ragioni  attinenti in buona sostanza alla  logistica  di produzione
                e ai trasporti, oltre che all'elementare necessità di coordinare in ogni tem-
                po e in ogni momento le operazioni sia tra di loro che con la base logistica
                di produzione comune, noi riteniamo riduttivo impiegare il termine "po-
                tere  aeronavale"  -  riferito  cioè alle  sole  forze  operative aeree  e  navali,
                con esclusione dei mezzi di trasporto- anziché "potere aeromarittimo":
                solo quest'ultimo sottintende una totale e piena armonizzazione e coordi-
                nazione di forze  operative e logistiche.  Non siamo perciò d'accordo con
                coloro che sostengono la necessità di distinguere tra potere militare di una
                nazione (del  quale,  par di  capire,  non  farebbero  parte le  forze  navali)  e
                potere marittimo:  quest'ultimo si  porrebbe al  di  fuori  e  al  di  sopra del
                potere militare  e  avrebbe  autonoma  valenza  assoluta < 6>.

                     Questa concezione separatistica e dogmatica vorrebbe distinguere la
                logistica marittima dalle altre.  Essa  non è e non è mai  stata calzante,  né
                per l'Italia  né  per la  patria  di  Mahan,  gli  Stati  Uniti.  E  ancor  di  meno
                lo è stata per la patria di Callwell, l'Inghilterra, rimasta maestra insupera-
                ta  per l'arte di  stabilire un corretto  e empirico  rapporto e un'armonica
                connessione tra l'azione delle forze terrestri e navali nell'ambito di un uni-
                co concetto strategico, dove alla Flotta di Trafalgar ha fatto da contraltare
                il  saldo  Esercito  di  Waterloo,  e  dove  all'occorrenza la  flotta  ha fatto  da
                force  multiplier e da supporto logistico delle forze terrestri, agendo in sinto-
                nia con quest'ultime (si pensi alla guerra della Spagna contro Napoleone).
                     Le  operazioni  del  1942  dimostrano  l'interdipendenza  e la  comple-
                mentarietà -  operativa e logistica -  dei tre "poteri" classici.  Che senso
                avrebbe considerare le operazioni navali a sé stanti, senza tener conto non
                solo e non tanto di quanto facevano sul mare gli aerei provenienti da basi
                terrestri, ma anche di quanto avveniva nei porti, nelle officine e ferrovie,
                e sul fronte  terrestre  dell'Africa  Settentrionale?  Quali  sarebbero state  le
                vicende della guerra sul mare e della guerra dei convogli, se l'Esercito, nel
                 1940, avesse  subito conquistato la Tunisia, Suez e Alessandria,  o avesse
                almeno  mantenuto sempre Tobruk e Bengasi?  E se  l'Aeronautica avesse
                conquistato  presto,  definitivamente  e  in  maniera  assoluta  -  così  come
                sognava Douhet- il dominio dell'aria, e non una superiorità aerea sem-
                pre più locale, parziale e temporanea fino a trasformarsi, a fine  1942, in
                inferiorità definitiva? Come si può considerare la guerra aeroterrestre nel
                deserto,  senza  considerare la  guerra  aeromarittima  nel  Mediterraneo?



                (6)  Cfr. G. Giorgerini, "Il potere navale- una espressione del potere marittimo", Rivista
                    Marittima  n.  10/1992,  p.  16 e  18-19.


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