Page 276 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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e per la guerra di Spagna. Senza contare le forti risorse economiche assor-
                 bite dalle  grandi  opere pubbliche e sociali  del  cosiddetto  "ventennio".
                      Le maggiori deficienze in fatto di materiali riguardavano le voci mortai,
                 carri armati, automezzi, trattori, pezzi controcarri, cannoni contraerei e
                 munizioni, talché la stessa Autorità Politica era già stata costretta ad am-
                 mettere che solo dal  1943 in poi un nostro sforzo bellico avrebbe potuto
                 avere  "le più grandi prospettive  di  vittoria".
                      Peraltro, già nel1937 il Capo del Governo aveva risposto al generale
                 Pariani ''Abbiate pazienza, ho il mio programma. Prima devo mettere in efficienza
                 la  Marina,  poi provvederemo  all'Esercito  e all'Aeronautica".
                      La  realtà era che la preparazione militare era rimasta indietro e che
                 solo nel1938 il generale Patiani sarebbe riuscito ad ottenere un program-
                 ma decennale di riarmo e di potenziamento dell'Esercito ed alcune asse-
                 gnazioni straordinarie per un primo blocco di bocche da fuoco moderne
                 da realizzare  entro il biennio  1942-1943.
                      Concludendo,  non per condurre una guerra di  montagna,  come la
                 precedente 1915-1918, ma una "guerra di rapido corso" sui grandi spazi
                 pianeggianti d'Europa e d'Africa, l'Esercito si presentò al conflitto con so-
                 le  19 divisioni binarie complete ed altre 54 incomplete, con una dotazio-
                 ne di carri armati insignificante < 1>,  con gravi carenze nei veicoli ruotati,
                 con un armamento scarso e scadente e con dotazioni sempre contate. Tan-
                 to a parte l'inadeguatezza delle scorte in materie prime, l'incapacità della
                 nostra produzione industriale di reggere lo sforzo e le differenze di produ-
                 zione dell'acciaio fra i belligeranti, o potenziali tali, che in tonnellate/anno
                 era: per l'Italia, 4 milioni; per la Germania, intorno ai 20; per la Francia,
                 un  po'  di  meno;  per  l'Inghilterra  ed  il  Giappone,  un  po'  di  più;  per
                 l'U.R.S.S.,  oltre i 40; per gli USA fra  i 60 ed i  70, divenuti circa  120 al
                 termine del  conflitto.
                      In ultima analisi, un quadro per noi scoraggiante, nel quale l'unica
                 nota positiva era costituita dal personale, molto simile a quello della pri-
                 ma guerra  mondiale.
                      La truppa, infatti, era ancora in gran parte di estrazione( contadina
                 e quindi sobria, adusa alla vita di campagna, fatalista, paziente, generosa,
                 resistente alle fatiche, sensibile all'esempio e quasi sempre di facile coman-
                 dabilità.


                 (l)  Solo 70 nuovi carri medi "M/11 ",armati con un pezzo da 47/32 ancora in casamat-
                    ta, più 150 carri medi "Fiat 3000", modello prima guerra mondiale, ed infine 1500
                    meschini nuovi carri leggeri  "U3" modello  33, armati di 2 mitragliatrici binate in
                    casamatta.


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