Page 386 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Quando nel 1942 si trattò di approvare i programmi per il 1943,
i fabbisogni della Marina furono recepiti - come quelli dell'Aeronautica
-se pur con qualche riserva per gli acciai speciali, l'alluminio e il rame.
Il prezzo da pagare, vista la priorità che aveva il naviglio militare in quel
momento, fu la rinuncia al programma d'impostazione di navi mercantili
che prevedeva diciannove unità da 10.000 tds, tre da 4800, una da 4000,
cinque da 2100 e tre navi salvataggio. Eppure la carenza di navi mercan-
tili era grave, ma quelli erano i giorni che si pensava di poter supplire
a ciò con le navi catturate, pronte o da riparare, nei porti francesi occupa-
ti nel novembre 1942.
Le costruzioni navali
I limiti economici e produttivi della guerra non furono pochi, ma
l'industria cantieristica italiana espresse il massimo della sua capacità pro-
duttiva: un grande merito da non dimenticare va attribuito alle maestran-
ze, ai tecnici e ai dirigenti. Dall'inizio della guerra sino alla data dell'8
settembre 1943, la cantieristica italiana lavorò su 358.000 tonnellate di
naviglio da guerra e su oltre 265.000 tonnellate di naviglio mercantile,
cui si aggiunsero alcune costruzioni per conto della Marina germanica.
Un tonnellaggio complessivo quindi che superò le 620.000 tonnellate, cioè
200.000 tonnellate in media all'anno di nuove costruzioni. Considerato
che la previsione prebellica più ottimistica rappresentava le 55-60.000 t
come il massimo possibile, si può dire che lo sforzo non fu da poco e il
risultato lusinghiero anche se ciò che poi effettivamente prese il mare fu
solo un 400.000 tonnellate, cioè un 67% di quanto impostato, che co-
munque rimane, per l'Italia e per le sue condizioni di allora, un buon ri-
sultato.
Il residuo prebellico del carico di lavoro dei cantieri fu rappresenta-
to dalla nave di battaglia Roma, dagli otto incrociatori veloci della classe
"Capitani Romani", dai 2 ex incrociatori siamesi ribattezzati Etna e Vesu-
vio, dall'avviso Diana e dai quattro sommergibili da grande crociera della
classe "Cagni". Un totale di 16 unità per 93.000 t, di cui furono comple-
tate 9 unità per 63.000 tonnellate (cioè il 56% e il68% su quanto impo-
stato). Negli anni della guerra, lavori e risorse furono assorbiti in larga
misura per il riattamento della nave da battaglia Cavour e per la nave por-
taerei Aquila, assai meno per quella che avrebbe dovuto essere la seconda
portaerei, lo Sparviero. Si trattò di sole tre navi, ma per 75.000 t circa,
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