Page 383 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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fu tra il25 e il30% (contro il42,5% ufficiale), valore che rivela in quali
            ristrettezze finanziarie, malgrado le misure attuate per l'economia di guerra,
            si  muovesse  l'Italia  in  quegli  anni  critici.
                 Si  potrebbe pensare che buona parte dell'aumento di  stanziamento
            sarebbe dovuta andare al potenziamento del naviglio, cosa che invece av-
            venne solo  in  parte,  anche se  l'impegno  dei  cantieri,  dal  1940 al  1943,
            considerate le condizioni generali e specifiche in cui lavoravano, fu  note-
            vole e il risultato di tutto rispetto anche se  non paragonabile a quello del-
            l'alleata  Germania  e  dell'alleato  Giappone.
                 Si è detto come la parte di bilancio della Marina assegnata alle nuove
            costruzioni si aggirasse su poco più del 20%  negli anni prebellici: le cose
            in guerra non cambiarono di molto anche se in termini monetari la cifra
            massima spendibile annualmente di  1,5  miliardi fissata  nel  1939, fu  su-
            perata e anche in modo sensibile. Nell'esercizio 1940-1941, il 25,5% del
            bilancio fu assegnato alle nuove costruzioni, in quello successivo il29,6%
            e in quello 1942-1943 il29,9%. Quindi solo poco più del28% degli stan-
            ziamenti  andò  per  i  nuovi  mezzi  navali  nei  tre  anni  di  guerra.

                 Si  può parlare di insufficienza? Considerato che l'impegno era tutto
            dedicato al naviglio sottile e minore e ai  sommergibili (coll'eccezione del
            completamento del Roma,  del riattamento del Cavour,  della trasformazio-
            ne di due navi passeggeri nelle portaerei Aquila e Sparviero,  dell'allestimento
            dell'Etna e del Vesuvio,  incrociatori antiaerei ottenuti da scafi a suo tempo
            costruiti per il Siam), si può parlare invece di risultato accettabile nel quadro
            della  realtà di quello che era lo  stato dell'economia italiana di guerra, se
            pur non  riuscì  a  colmare alcune lacune iniziali della  composizione delle
            forze  navali, come ad esempio quella del naviglio antisommergibile e an-
            che  antiaereo.
                 C'è  da tenere anche conto  che  una  parte non trascurabile  di  fondi
            disponibili fu  assorbita dai costi per le riparazioni e i cicli di lavori delle
            navi. Basti considerare che da una spesa inferiore al 3% del bilancio degli
            anni prebellici, si passò ad una intorno al  10% con una punta dell' 11%
            nell'esercizio  1941-1942.  Capitò,  e  non di  rado,  che  risorse  furono  sot-
            tratte al naviglio di nuova costruzione per trasferirle alla riparazione dei
            danni di unità preziose e urgenti per l'attività bellica.  Proprio in questi
            casi si  potevano conseguire ritardi e disguidi nei processi di fabbricazio-
            ne, oltre quelli derivati dall'offesa aerea nemica e da una certa mancanza
            di mano d'opera specializzata, casi, questi ultimi, che tuttavia non dettero
            luogo  a  ostacoli  o  ritardi elevati.


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