Page 384 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Se si considera l'insieme delle spese di costruzione con quelle di ma-
                nutenzione e riparazione (che talvolta richiedevano quasi la ricostruzione
                dell'unità  navale  danneggiata) l'impegno finanziario  non fu  poco:  quasi
                il 40%  (38, 7%) dello  stanziamento.
                     In realtà non si può dire che l'insieme delle risorse della Nazione in
                guerra fece mancare alla Marina, nei limiti delle capacità totali, il necessa-
                rio per la condotta di quel tipo di guerra che la  Forza Armata stava con-
                ducendo.
                     Lo  stesso si  può dire per le  risorse materiali, se pur si incontrarono
                ritardi, lacune e manchevolezze ma che  avevano  spesso le loro radici in
                motivi lontani. L'autorità preposta agli approvvigionamenti e alle fabbri-
                cazioni di guerra, cioè il Commissariato e poi Sottosegretariato per le Fab-
                bricazioni di Guerra, fece sempre in modo che alla Marina potesse arrivare
                il massimo  possibile  delle  disponibilità per consentirle  il  più alto grado
                di  continuità operativa.  Poco poté invece fare per accelerare lo  sviluppo
                tecnologico che rimase generalmente sulla carta o allo stato sperimentale
                o in fase di preproduzione, ma che purtroppo non si realizzò a bordo del-
                le  navi  se  non  in  misura  molto  ridotta.
                     La Regia Marina entrò in guerra con soddisfacenti situazioni di scor-
                te:  non vi erano preoccupazioni per viveri, vestiario, equipaggiamenti; la
                situazione del  munizionamento era più che buona (le  scorte per le  navi
                erano a tempo indefinito); per i combustibili la situazione non era rosea,
                ma nemmeno nera avendo copertura per cinque-sei mesi per il complesso
                delle forze navali. Difficoltà si incontrarono per determinati materiali uti-
                lizzati per le costruzioni, in particolare per quelli siderurgici dove a fronte
                di un fabbisogno totale militare di 4 milioni di tds/anno ci  fu  una realtà
                poco al di sopra dei 2 milioni. Già all'inizio le situazioni non erano tran-
                quillizzanti:  per gli  acciai,  in  mancanza  di  arrivi  di  rottami  dall'estero,
                la  produzione non avrebbe potuto essere  assicurata che per poco più di
                tre mesi; per i correttivi degli acciai, specie per il cromo, le cose andavano
                meglio con una copertura per un anno; malissimo invece per il prezioso
                nichel,  che  l'autarchico  ferro-nichel  non  era  ancora  riuscito  a  sostituire
                soddisfacentemente; l'alluminio era di poco superiore alle necessità e così
                via nelle altre materie prime, dove quelle sintetiche erano ancora di là da
                venire. In situazioni di questo genere si può comprendere come la Marina
                avesse provveduto, per suo conto, a costituire qualche riserva di materiali
                nei propri arsenali e quindi a ricorrere a rimedi quali quelli di provvede-
                re a  riparare navi  di prima necessità con materiali prelevati da altre o a



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