Page 380 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
P. 380
Tra il 1936-1937 e il 1938-1939, cioè in un triennio cruciale per
le instabilità europee ed extraeuropee e che ci portò alla vigilia della guer-
ra, il bilancio della Marina crebbe in termini assoluti - si fa per dire
- dello O, l 7%: tenuto conto degli andamenti del tasso d'inflazione del-
l' epoca (circa 1'8%) si può realisticamente parlare di taglio drastico della
spesa navale che addirittura diminuì in assoluto nel 1937-1938 nella mi-
sura di un -13,2% passando da 3423 milioni dell'esercizio precedente a
2970.
Le restrizioni di bilancio furono deleterie, specie in previsione di un
prossimo conflitto, e ne vennero a soffrire tutti i programmi, che entraro-
no in crisi. Esemplare fu il caso della nave da battaglia Impero, ordinata
col Roma nel 1937, che non solo non fu mai completata per ragioni di
economia di guerra, ma che già prima della sua impostazione denunciò
critiche possibilità di costruirla, tanto è vero che l'impostazione fu possi-
bile, il 14 maggio 1938, dopo interventi diretti del Capo del Governo sul
Commissariato Generale per le Fabbricazioni di Guerra perché mettesse
a disposizione i materiali necessari per l'avvio e il completamento dello
scafo della corazzata che per altro scarseggiavano. Dopo il varo dello sca-
fo, i lavori furono comunque interrotti perché i materiali necessari erano
a stento sufficienti per completare il Roma che si trovava in stato di allesti-
mento più avanzato, nonché per mancanza di fondi.
Il taglio dei programmi
La rinuncia in pratica alla costruzione della nave da battaglia Impero,
non fu che il primo frutto di quel periodo di lesina della spesa navale.
La riduzione effettiva delle disponibilità finanziarie da dedicare all' am-
modernamento e al potenziamento delle forze navali, evitando di allarga-
re il discorso allo sviluppo delle tecnologie connesse, in un momento di
crisi crescente, provocò misure di rinuncia che si sarebbero ripercosse poi
su tutto il corso del periodo bellico.
Per il 1942 la Regia Marina aveva elaborato un programma, già nel
1936, che presentava due alternative per quella che avrebbe dovuto esse-
re la nuova flotta degli anni Quaranta: una flotta mediterranea con una
limitata capacità d'incursione oceanica costituita da 6 navi da battaglia,
22 incrociatori, 116 siluranti, 75 sommergibili, 8 avvisi scorta, 24 caccia-
sommergibili, 18 posamine e 48 MAS; oppure una flotta a vocazione ocea-
nica che avrebbe dovuto allineare 9 navi da battaglia, 3 navi portaerei,
378

