Page 381 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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36 incrociatori,  142 siluranti, 84 sommergibili, 36 avvisi scorta, 24 cac-
             ciasommergibili, 24 cannoniere, 18 posamine, 48 MAS. Il fatto nuovo di
             quest'ultimo programma fu  rappresentato dall'inserimento delle navi por-
             taerei che,  in quel contesto, fu  approvato e appoggiato dalla stessa Aero-
             nautica  che,  nel  caso,  avrebbe  messo  a  disposizione  100-120  aerei  da
             imbarcare, il personale di volo e quello tecnico. Realizzare uno di questi
             programmi per l'anno 1942, considerato l'impegno finanziario e costrut-
             tivo richiesto e,  per contro, la critica situazione delle risorse, sembrò idea
             più velleitaria che azzardata. Mussolini più realisticamente e cautamente
             autorizzò per il  1939-1940 un programma, pur sostanzioso, di 47 unità
             per 77.000 tonnellate e che nella migliore delle ipotesi poteva significare
             l'avvio dell'alternativa di una nuova flotta mediterranea con una limitata
             capacità  d'intervento  oceanico.
                 Il bilancio  1939-1940 fu  quindi portato a  oltre  5 miliardi (rappre-
             sentavano  però  solo  il  18,5%  dell'intera  spesa militare italiana)  con un
             aumento di quasi il 52%  (poco meno di  1800 milioni) sull'esercizio pre-
             cedente. Circa il 23% fu riservato alle nuove costruzioni, rimodernamen-
             ti  e  riattamenti.
                  Scoppiata la guerra nel settembre 1939, il Governo di Roma, di fronte
             alla  realtà  di  carenze  finanziarie  e materiali  e nell'urgenza  di  terminare
             le  costruzioni  in corso,  decise  di  annullare il  programma.  Il taglio  pur-
             troppo  colpì  preziose categorie  di  naviglio:  si  impose la  rinuncia  ai  tre
             incrociatori leggeri  da  10.000 tds  della  nuova classe  "Costanzo Ciano",
             a quattro dei previsti dodici incrociatori veloci o supercaccia della classe
             "Capitani Romani", ai dodici cacciatorpediniere della seconda serie della
             classe  "Soldati", a  sei avvisi  scorta, a ventiquattro sommergibili tra bat-
             telli da grande e media crociera, a due navi cisterna di squadra. In extremis
             furono salvati dalla falcidia parte dei sommergibili e dei cacciatorpedinie-
             re. Quanto risparmiato fu devoluto al completamento delle navi da batta-
             glia di nuova costruzione e di quelle ai lavori di rimodernamento: decisione
             forse discutibile nella prospettiva della guerra che l'Italia avrebbe dovuto
             combattere.
                  L'Italia e la  Regia  Marina entrarono quindi in guerra in assenza  di
             un programma organico di nuove costruzioni. Era invece predisposta da
             tempo una pianificazione sufficientemente precisa e aggiornata quasi an-
             nualmente sulla costruzione di naviglio in tempo di guerra con le riparti-
             zioni di produzione tra i vari cantieri nazionali. La suddivisione prevedeva
             l'assegnazione del  52%  delle  nuove costruzioni ai cantieri della Liguria,



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