Page 412 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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dovuto procedere alla posa di  campi minati intorno all'isola, operazione
               considerata preliminare e  necessaria.  Per la  preparazione dell'azione di-
               retta, invece, il problema tecnico più spinoso che il Capo di S.M.G. italia-
               no  si  trovò  davanti,  nello  scorcio  iniziale  del  1942, fu  quello  dei  mezzi
               da sbarco, per i quali ci  si  orientò verso l'utilizzazione di motozattere te-
               desche e la costruzione in Italia di pontoni a tre eliche con motori di auto-
               motrici  ferroviarie  (littorine).
                    Peraltro, l'idea dello sbarco a Malta incontrava difficoltà presso l'al-
               leato.  L'O.K.W.  non la  vedeva di  buon occhio:  a  prescindere dalla  diffi-
               denza verso le  Forze Armate italiane e dallo scetticismo sulle probabilità
               di un esito favorevole dell'operazione medesima, le  considerevoli perdite
               subì te dai germanici del Corpo aerotrasportato nell'occupazione di Creta
               facevano sì che negli ambienti dell'Alto Comando tedesco si considerasse
               con viva preoccupazione un'analoga,  anzi più difficile  impresa, tenendo
               presenti le potenti fortificazioni naturali e artificiali della piccola isola me-
               diterranea e la concentrazione di esse su una ridotta superficie. Si sperava
               che l'offensiva aerea bastasse ad annullare la resistenza di Malta ed a "neu-
               tralizzarla",  come  si  aspettava  anche  il  Fi.ihrer.
                    Hitler non attribuiva grande importanza alla Marina, della quale ri-
               teneva superata la funzione;  non comprendeva né stimava la  mentalità e
               il valore della gente di mare, esaltando per l'opposto, e talvolta con baroc-
               che  similitudini,  lo  spirito  e l'importanza dell'aviazione(3);  infine,  come
               scrive  il  Martienssen,  era  ''particolarmente  cieco  circa  l'importanza  del Medi-
               terraneo" < 4>.

                    A metà febbraio, tuttavia, sembrò per un momento che Hitler cam-
               biasse, almeno in parte, opinione. Il grande ammiraglio Raeder venne ri-
               cevuto dal Fiihrer, il giorno 13, in un'udienza eccezionalmente amichevole
               e cordiale:  il giorno  prima i  due incrociatori da battaglia  del gruppo  di
               Br est, lo Scharnhost ed il Gneisenau, di conserva con l'incrociatore Prinz Eu-
               gen, si erano trasferiti dal porto bretone al Mare del Nord, forzando il pas-
               saggio della Manica sotto il naso degli inglesi; tale impresa aveva reso Hitler
               più benevolo del solito nei confronti della  Marina.  Raeder cominciò con
               diplomazia e con cautela un ampio giro di orizzonte su tutti i fronti ma-



               (3)  Cfr.  A.  Hitler,  Conversazioni segrete,  coordinate  e annotate da  Martin  Bormann durante  il
                  periodo più drammatico  della seconda guerra  mondiale (5  luglio  1941  - 30 novembre  1944),
                  Napoli,  1964,  p.  30,  100,  588,  618,  668,  752.
               (4)  A.  Martienssen,  Hitler  and his  admirals,  New  York,  1949,  p.  123.


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