Page 416 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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a)  piena concordanza sull'impostazione strategica dell'azione e sulla pre-
                    parazione generale (massimo segreto, accurata predisposizione dei mezzi,
                    intenso addestramento speciale diurno e  notturno,  preventiva azione
                    aerea,  serrato  blocco  navale);
                 b)  disaccordo circa il concetto operativo, in quanto gli italiani sceglieva-
                    no la  costa meridionale dell'isola  come obiettivo principale, mentre i
                    nipponici prevedevano due serie di sbarchi di pari entità sia a sud sia
                    a  nord dell'isola,  e cioè ad oriente e ad occidente della Victoria Line,
                    per scardinare d'impeto i pilastri laterali, scartando ogni idea di finte
                    diversive,  che  consideravano  inutili  e  dannose.
                     Quanto ad altri  argomenti specifici,  vi  era accordo sull'esigenza  di
                 un importante concorso navale, diretto e indiretto, ma si  registravano di-
                 vergenze su altri punti ben determinati: gli italiani prevedevano lanci di
                 paracadutisti 2  ore prima dell'alba, cui far  seguire lo  sbarco,  con azione
                indipendente dell'Aeronautica in funzione strategica e tattica, e soluzione
                favorevole  nel giro  di  48  ore,  in  coincidenza  col  prevedibile  periodo  di
                dominio aeronavale su Malta e le  acque immediate,  realizzando,  in più,
                anche l'occupazione  di  Gozo;  i giapponesi  invece  puntavano  su  robusti
                 sbarchi dal mare in piena  notte,  con azione aerea regolata dai Comandi
                delle forze da sbarco, senza limiti di tempo per la durata dell'operazione,
                che non doveva  comprendere la  conquista  di  Gozo,  ritenuta dispersiva.

                     Intanto, però, qualche rinnovata perplessità veniva da Berlino, dove
                 -  pur riconoscendo giusta la  pretesa  italiana di guidare l'impresa e  di
                impegnarvi il massimo sforzo -   Hitler "non  voleva affidare agli italiani il
                compito  di  dirigere  tale  operazione,  che  riteneva  molto  difficile  e su  cui  occorreva
                riflettere  molto" (7).
                     La  preparazione dell'offensiva  aerea,  cui  Kesselring si  era  dedicato
                 con grande energia, procedeva bene. Nella riunione del  12  marzo all'ae-
                 roporto di  Catania vennero fissate  le grandi linee dell'attacco,  articolato
                 su tre tempi che potevano, secondo la situazione, integrarsi ed accavallarsi:
                     I  tempo:  neutralizzazione delle  batterie contraeree,  al  fine  di  dimi-
                 nuire la  reazione avversaria e quindi aumentare l'efficacia dei  propri at-
                 tacchi;
                     II  tempo:  attacchi in  massa  con azioni combinate di  caccia  e bom-
                 bardamento, allo scopo di eliminare la caccia avversaria con combattimenti



                 (7)  K.  Assmann,  Anni fatali per  la  Germania,  Roma,  Garzanti,  1953,  p.  265.


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