Page 414 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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A metà febbraio Mussolini approvò la proposta del generale Cavalle-
                ro di chiedere consiglio, circa le modalità dell'assalto a Malta, ai tedeschi
                e soprattutto ai giapponesi, cui la guerra in Estremo Oriente aveva offerto
                una  vasta  esperienza  di  operazioni  di  sbarco.
                     Il 20 febbraio si era riunita la Commissione Militare prevista dal Patto
                Tripartito (5)_  In quella riunione i nipponici posero in rilievo come in ope-
                razioni del genere,  oltre ovviamente lo  scegliere la  zona  di minor sorve-
                glianza per gli sbarchi, fosse soprattutto essenziale mantenere il più assoluto
                segreto: essi puntualizzavano inoltre come fosse opportuno discutere pre-
                ventivamente le azioni nella misura più esauriente possibile, ma anche ese-
                guire poi ad ogni  costo  il  piano, una volta prestabilito e approvato.  Per
                le esperienze fatte nelle Filippine e a Singapore, consigliavano l'uso preva-
                lente di truppe alpine, come le più indicate per elevato morale, prestanza
                fisica  e grado di  addestramento.  Il  21  e 22 febbraio vennero tenute una
                seconda  e una terza  riunione:  l'ammiraglio Abe  consigliò  di  impegnare
                forze  notevolmente  superiori a  quelle  nemiche;  di  effettuarne l'impegno
                a  massa,  senza  esitazioni,  allo  scopo di  raggiungere ad ogni  costo,  e  nel
                tempo fissato, gli obiettivi prescelti; di far sbarcare prima le fanterie e le
                mitragliatrici,  poi  i  cannoni;  di  compiere  tutta  l'operazione  in  assoluto
                silenzio radio; di curare che i gruppi tattici (50 o 30 unità) fossero riuniti
                insieme già nelle imbarcazioni; di effettuare un violento bombardamento
                aereo subito dopo lo sbarco. I giapponesi chiesero anche notizie particola-
                reggiate sulle due isole minori (Gozo e Còmino), asserendo che, se azioni
                secondarie dovessero effettuarsi su quegli isolotti, doveva tuttavia trattar-
                si di vere azioni e non di una finta,  che non inganna nessuno se si  palesa
                tale.  Si discusse a lungo sull'entità delle difese britanniche e si decise che
                italiani e giapponesi avrebbero redatto separatamente dei piani d'attacco,
                da  confrontarsi  in  seguito.
                     Alla fine del mese era pronta una monografia che riportava le infor-
                mazioni disponibili sulla situazione di Malta. La conformazione geografi-
                ca era ben nota: la costa settentrionale, prevalentemente bassa e sabbiosa,
                aveva almeno sette insenature ben accessibili dal mare; quella nord-orientale,
                dove  sorgeva  La  Valletta,  era piuttosto alta  e protetta da scogli;  la  sud-
                orientale era  quasi dovunque impervia, ma vi  si  aprivano alcune insena-
                ture;  la costa  occidentale,  infine,  era alta  e rocciosa,  salvo  che  nel tratto



                (5)  A.U.S.M.M.,  busta  102  ter,  fascicolo  Notizie  sulle  operazioni  di  sbarco  compiute
                   dai  giapponesi.


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