Page 419 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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sarebbero stati assicurati i rifornimenti a Rommel ed egli sarebbe stato in
                  grado di agire con  tutto il peso delle forze  contro  il bastione egiziano" OOl.
                In tal modo cominciava finalmente a farsi strada, nella mente del Fiih-
           rer e negli ambienti dell'O.K.W., la persuasione di dover accettare come
           inevitabile l'effettuazione della "C 3" e di dovervi concorrere in pieno con
           mezzi  e con  uomini.
                "Si giunge così al mese di aprile  1942,  ed alla prova suprema per Malta",
           si legge nella storia ufficiale britannica del Roskill. La descrizione del ter-
           rificante crescendo delle incursioni dell'aviazione dell'Asse sull'isola e dei
           bombardamenti apocalittici (savage raids),  si accompagna agli elenchi del-
           le perdite, tra cui esiziale quella degli aerei:  126 apparecchi distrutti a ter-
           ra ed altri 20 in combattimento: ''praticamente venne annientata la forza aerea
           dell'isola" < 11 l.
                La situazione spinse Churchill a rivolgere un appello personale a Roo-
           sevelt perché mettesse a disposizione dell'Inghilterra la portaerei Wasp per
           un lancio di "Spitfire" da occidente: l'ottenne e,  a metà aprile, 47 appa-
           recchi di quel tipo vennero lanciati e raggiunsero La V alletta con una sola
           perdita;  tuttavia  il giorno  stesso  e in quelli  immediatamente seguenti la
           Luftwaffe,  pur  non senza  sacrifici,  ne fece  scempio,  così  che alla  fine  di
           aprile  non  ne  restavano  efficienti  che  sette.
                Già da tempo, ormai, il porto di La Valletta aveva praticamente ces-
           sato di esistere come base navale:  nessuna nave poteva più sostarvi senza
           esporsi al pericolo di essere subito distrutta, ne fece la prova l'incrociato-
           re Penelope,  il quale 1'8 aprile fu  duramente colpito e al cadere della notte
           fu  costretto  a  salpare in gran fretta  verso  Gibilterra,  riuscendo a  stento
           a giungervi crivellato di colpi. Il  12 tutte le installazioni portuali di Malta
           erano state messe  completamente  fuori  uso.
                Il giorno 18 gli inglesi, benché nell'isola restassero soltanto 70 giorni
           di viveri,  dovettero  rinunciare a  far  partire un convoglio  da Gibilterra.
           Già una settimana prima, Churchill si era ridotto a prendere in conside-
           razione l'ipotesi di far rifornire l'isola mediante sommergibili, poiché "in
           parecchi  momenti  lo  sforzo  [di Malta]  era  superiore a quanto fosse  umanamente
           sopportabile".  Il  20,  il  Governatore, generale  Dobbie,  scriveva:



           (10)  A.  Martienssen,  cit.,  p.  126.
           (11)  S.W.  Roskill,  The  War at Sea,  Londra,  1954-1956, II,  p.  57.


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