Page 420 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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''Si è ora sorpassato il limite della resistenza umana, ed è ovvio che il peg-
gio può accadere, se non possiamo soddisfare le nostre vitali necessità, so-
prattutto di farina e munizioni; e ciò al più presto ... È una questione di vita''.
Effettivamente, il continuo aggravarsi della situazione portava ape-
ricolose reazioni nervose, non soltanto tra la popolazione civile, ma persi-
no fra le truppe ed il personale militare. Si calcolava, a Malta, che nel mese
di marzo erano state sganciate sull'isola bombe in misura oltre l O volte
superiore a quelle che avevano colpito Coventry nell'ottobre 1940, destando
il raccapriccio del mondo intero; circa 200 aerei venivano ogni giorno al-
l'attacco; gli 89 morti civili e i 124 feriti gravi a seguito di incursioni ae-
ree contatisi nel1940, divenuti rispettivamente 288 e 329 nel1941, erano
saliti a 431 morti e 545 feriti gravi nel solo primo trimestre 1942, cui
in aprile si aggiunsero altri 389 morti e 3 70 feriti gravi.
Le munizioni erano razionate, nella convinzione di doverle serbare
per uno sbarco ritenuto imminente, al quale non si vedeva come resistere
validamente senza nuovi rifornimenti e rinforzi. Di mese in mese, un co-
mitato di vertice presieduto dal Governatore calcolava la data segreta del-
la capitolazione sulla base delle scorte restanti. Non si parlò di evacuazione
delle truppe perché non esistevano i mezzi per attuarla.
I responsabili militari itala-tedeschi avevano la sensazione che la si-
tuazione di Malta fosse quasi disperata, sebbene Kesselring ritenesse che
non erano stati raggiunti ancora taluni obiettivi essenziali e l'O.K.W. avesse
dubbi sulla portata dei successi conseguiti. Vi era comunque concordanza
sul fatto che la base avversaria era stata seriamente indebolita. Ma con-
temporaneamente si profilò il rischio che il II CAT, per le esigenze della
guerra sul fronte orientale, dovesse trasferirsi dal Mediterraneo.
Riaffiorò così l'ipotesi del "colpo di mano". L'll aprile Cavaller·o
ne parlò con i tedeschi:
"Con von Rintelen esaminiamo l'esigenza uc 3", con carattere di colpo
di mano. Il generale mi comunica che non sa per quanto tempo ancora po-
tremo disporre della Luftflotte. Quindi bisogna orientarsi sul colpo di ma-
no. Se ciò si verificasse in maggio, i paracadutisti dovrebbero essere forniti
dalla Germania. L'azione su Malta continua molto intensa. Le bombe da
1800 chili hanno forato alcune caverne, ma ne occorrono ancora molte.
I docks sono in trincea e quindi è molto difficile colpirli; hanno avuto molte
schegge, ma non sono distrutti. L'incrociatore che era al porto è stato colpito
ripetutamente, ma non è affondato. L'azione contro gli aerei si presenta sempre
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