Page 423 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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viaggio per lanciare altri "Spitfire" verso Malta, adducendo la perduran-
te gravità della situazione dell'isola. Il Presidente americano dette il suo
assenso, e il 9 maggio la portaerei statunitense e la vecchia Eagle, prove-
nendo da Gibilterra, lanciarono una sessantina di "Spitfire" verso gli ae-
roporti maltesi. Contemporaneamente partiva per Malta un posamine
veloce, il Welshman, che il giorno lO scaricò a tempo di record a La V allet-
ta, sotto la protezione di cortine fumogene, un importante rifornimento
di munizioni, di parti di ricambio per velivoli e di latte in polvere per
bambini (lS).
La domenica l O maggio, che vide una grande battaglia aerea tra i
caccia appena giunti e le forze dell'Asse, rimase una giornata storica per
Malta, in quanto segnò la fine dell'attacco aereo massiccio. Scrittori ingle-
si la ricordano come "il glorioso 10 di maggio". Da allora il compito di
continuare l'offensiva sull'isola, per tenerla sotto pressione, venne a gra-
vare quasi totalmente sull'Aeronautica italiana, impari, per mezzi, a tale
azione. Gli inglesi ne profittarono subito, e sebbene la situazione alimen-
tare permanesse assai difficile bastò il fatto di poter abolire il razionamen-
to delle munizioni alla contraerea, per indurre negli animi una grande
euforia. L'isola riprese gradatamente la sua funzione offensiva, sia rico-
minciando i bombardamenti delle città italiane, sia mandando di nuovo
i suoi aerei all'attacco dei nostri convogli diretti in Libia. Le perdite per
mare dell'Asse, che erano state quasi nulle in gennaio, in febbraio e in
aprile, presero ad aumentare nuovamente in maggio: nel mese seguente,
poi, sarebbero arrivate di nuovo a percentuali elevate.
Si è riportata l'opinione di Kesselring circa l'opportunità di tentare
lo sbarco a Malta alla fine dell'azione a ere~ intensiva, quando sussisteva-
no secondo lui, i presupposti di un esito favorevole, ma sarebbe stato im-
possibile farlo. L'errore, scrive giustamente il Faldella, non consistette nel
fatto di non aver deciso allora l'attacco, bensì nel fatto di non averlo pre-
parato tempestivamente per quell'epoca, nella previsione delle favorevoli
circostanze, e questa responsabilità, con buona pace di quanto ritiene lo
stesso Faldella (1 6>, era italiana non meno che tedesca.
Benché dopo il 10 maggio le condizioni dell'isola stessero cambian-
do, i preparativi per la "C 3" continuavano e il 22 maggio il Comando
(15) G. Santoro, L'Aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale, Roma, Edizioni Esse,
1958, Il, p. 278-279.
(16) E. Faldella, cit., p. 430.
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