Page 426 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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l'evolversi della situazione marittima, avrebbero preso terra anche le for-
ze del XVI C.A. per attaccare in direzione nord-nord-est, dividere l'is-ola,
prendere da tergo la Victoria Line e investire La V alletta, con il concorso
delle truppe già sbarcate. Ove poi si fosse verificata l'ottimistica ipotesi
N., i tempi sarebbero stati più brevi e le direttrici di attacco all'interno
dell'isola sarebbero state rinforzate ed articolate.
Chiave di volta di tutta l'operazione era il successo nella costituzione
della testa di sbarco nella zona chiamata in codice "Famagosta" -le aree
di operazione di Malta venivano indicate con denominazioni tratte da lo-
calità site nel Levante - lungo la costa sudoccidentale. Qui la costa si
presentava generalmente aspra ed alta sul mare, ma proprio per questo
appariva meno guarnita di apprestamenti difensivi.
All'aviazione veniva chiesto un sostegno continuo, sia nella fase pre-
liminare contro tutti gli obiettivi utili, sia nella fase tattica da subito pri-
ma a subito dopo i lanci e gli sbarchi e poi a supporto delle colonne operanti.
A queste esigenze cercava di rispondere al meglio possibile il "progetto
di massima" presentato dall'Aeronautica.
Supponendo di disporre di 300 aerei da bombardamento, di 180 da
caccia e di 160 d'assalto - oltre a 60 siluranti, 300 da trasporto e 10
da soccorso - l'Aeronautica li avrebbe schierati quasi rutti in Sicilia, tranne
gli aerosiluranti che sarebbero stati basati a Pantelleria e metà dei bom-
bardieri con 40 caccia in Puglia e Calabria.
Dopo la prima fase diretta a ridurre con incursioni diurne e nottur-
ne il potenziale bellico dell'isola, a bloccarla ed a logorarne progressiva-
mente le difese, si sarebbe dovuto conquistare e mantenere, insieme
all'aviazione tedesca, il dominio del cielo. Al momento dello sbarco l' Ae-
ronautica avrebbe affrontato un impegno plurimo, dovendo con le stesse
forze usate nella prima fase - le cui perdite e usura non era facile ripia-
nare - preparare e sostenere tatticamente i lanci dei paracadutisti e gli
sbarchi, oltre a proteggere i convogli navali. La caccia si sarebbe impe-
gnata soprattutto in crociere sul cielo di Malta, mentre gli aerei d'assalto
avrebbero operato in appoggio diretto alle truppe operanti sull'isola. Du-
rante gli sbarchi l'aviazione avrebbe provveduto anche alla distensione di
cortine di fumo in stretto collegamento con le esigenze delle forze d'attacco.
Le operazioni avrebbero dovuto essere condotte in stretta armonia
con quelle dell'aviazione tedesca, in maniera che l'apporto complessivo
dell'arma aerea risultasse aderente allo scopo. È da rilevare che, poiché
l'ipotesi temporale di attuazione dell'Operazione "C 3" cadeva ora nei mesi
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