Page 430 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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fossero  riuscite nel corso del primo giorno a  prender terra ed a  resistere
                fino  a  sera,  l'afflusso  notturno delle  truppe sbarcanti  dal mare avrebbe
                avuto quasi certamente successo e si sarebbe costituita la testa di sbarco,
                premessa indispensabile per i futuri sviluppi dell'azione. "Le forze destinate
                all'operazione"  -  scrive  il  maresciallo  Kesselring  -  "erano  state  calcolate
                in modo tale da escludere un insuccesso" < 20>;  in special modo erano stati cura-
                ti  i  particolari dell'aviolancio  e si  erano  addestrati  i  reparti  destinativi,
                al  comando  del generale Student.  Ormai, uomini e mezzi  erano quasi a
                punto: i paracadutisti tedeschi erano in gran parte veterani, avvezzi a quel
                genere di  operazioni, e gli  italiani della Divisione Folgore  erano stati spe-
                cialmente allenati alloro compito dal generale Ramke; i plananti tedeschi
                di Eben-Emael e di Creta erano stati migliorati, e cioè dotati di mitraglia-
                trici per il volo a terra e di paracadute frenanti, in vista di voli in picchia-
                ta; muniti inoltre di sirene urlanti, tali alianti potevano indurre il nemico
                a credere ad un attacco di  "Stukas" e potevano provocare all'atterraggio
                non  poco  scompiglio.
                     Da parte italiana, la preparazione dei mezzi per lo sbarco navale pro-
                seguiva  intensissima:  si  trattava  infatti  di affrontare  coste  rocciose  ed a
                picco, di altezze variabili, fino a 40 metri sul livello del mare; di traspor-
                tare cannoni, carri armati medi e pesanti; di far percorrere a tutto l'insie-
                me dei mezzi da sbarco lunghi tratti di mare aperto, per le  rotte speciali
                da seguire, variabili da 80 a 120 miglia. Nei cantieri della penisola, e par-
                ticolarmente a Monfalcone, Muggiano, Genova e Ancona, ferveva  la  co-
                struzione delle  motolance  da  15  t,  della  velocità di  l O nodi,  protette da
                corazzette laterali fisse  e da scudi a  difesa  della  timoneria  e dei  motori,
                con 340 miglia di autonomia, ponte di  sbarco a  prua ed armate con mi-
                tragliere, e delle motozattere da 250 t, armate con cannone da 76 antiae-
                reo  e  navale e con  due mitragliere,  della  portata di 225  uomini o di  tre
                carri armati da 24 t o di quattro del tipo M o di pezzi d'artiglieria di peso
                corrispondente. Per ambedue i tipi di imbarcazioni si presero, come è sta-
                to accennato, i motori destinati alle littorine delle Ferrovie dello Stato: ma
                essendo necessario applicare ad essi degli appositi riduttori e ricorrere per
                ciò all'estero per l'acquisto di una speciale macchina alesatrice, si verificò
                un altro ritardo, in quanto detta macchina giunse soltanto 1'8 maggio alle
                officine di Milano dove i riduttori venivano approntati. E si preparavano
                ancora  scale  da  pompieri  da  2 5  metri,  con  basamento  fisso  e  manovra



                (20)  A.  Kesselring,  cit.,  p.  127.


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