Page 428 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Le artiglierie navali dovevano appoggiare le operazioni di sbarco, che avreb-
bero avuto luogo in quattro ondate, con la protezione di cortine nebbia-
gene. Effettuato lo sbarco, i mezzi navali dovevano tornare alle basi per
imbarcarvi altri contingenti, mentre i motoscafi e le motolance dovevano
restare sul posto per tutte le successive esigenze logistiche connesse al tra-
sporto degli uomini e dei rifornimenti. Le unità militari leggere dovevano
concorrere col tiro navale alle operazioni terrestri.
Per particolari azioni di fuoco contro obiettivi consistenti, come for-
tificazioni permanenti o ammassamenti di truppe e difese, avrebbero po-
tuto intervenire, con adeguata scorta, le due navi da battaglia della V
Divisione Navale di base a Messina. All'alba del primo giorno, Duilio e
Doria potevano intervenire con i propri pezzi da 320 per attaccare, con
tiro diretto o indiretto, i propri obiettivi. Sparando a prima carica (gitt.
max. 26.000 m) le due corazzate potevano battere praticamente tutta l'i-
sola, i vi compreso il porto di La V alletta, tenendosi fuori portata delle ar-
tiglierie di Forte Delimara; anche sparando a seconda carica (gitt. max.
21.000 m), era parimenti possibile battere tutti gli obiettivi di Malta, sen-
za correre il rischio di essere sottoposti ai tiri di artiglierie nemiche se il
Forte Delimara fosse stato precedentemente messo fuori combattimento
e, in caso contrario, affrontando il tiro dei due pezzi di grosso calibro del
forte medesimo. Subito dopo l'azione di fuoco, era previsto che Duilio e
Doria rientrassero a Messina, così da essere pronte a riprendere il mare
contro eventuali interventi di forze navali nemiche.
A questo tema erano dedicate le Direttive particolari per le forze navali
in relazione all'esecuzione dell'operazione su Malta (DI.NA. 7a), che si propo-
nevano di raggiungere i seguenti scopi:
impedire che forze navali nemiche potessero accorrere nelle acque di
Malta;
fronteggiare eventuali operazioni diversive delle forze navali nemiche;
impedire che navi di superficie e piroscafi potessero rifornire Malta.
Circa le forze nemiche, non si riteneva possibile una precisazione a
priori: tuttavia si assumeva che il nemico avesse modo e tempo di esegui-
re- o subito dopo l'inizio delle operazioni di sbarco, o nell'imminenza
di esse qualora ne avesse avuto sentore - un concentramento di forze
a Gibilterra, prelevando unità dalla flotta atlantica, ivi comprese anche
navi portaerei; per contro, non era giudicato possibile un aumento delle
forze nemiche dislocate ad Alessandria, che a quel tempo non comprende-
vano unità di quel tipo.
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