Page 476 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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allora in favore di una protezione indiretta mediante attacchi preventivi
               alle basi dei  velivoli  nemici < 24 l.  Ciononostante,  come si  è potuto  notare,
               avvenne che Supermarina rinunciasse all'intervento di sei incrociatori du-
               rante la fase  culminante di  "Mezzo Agosto" per la mancanza di un suffi-
               ciente numero di velivoli da caccia destinati alla scorta diretta delle navi.
                    Ancora  oggi  riesce  difficile  distinguere,  in casi  del genere,  tra peso
               dell'esperienza raccolta in due anni di guerra e pregiudizi (che non man-
               cavano certo fra Marina e Aeronautica, e tanto meno fra tedeschi e italiani).
                    Il tassativo rifiuto di Kesselring sul problema della scorta aerea agli
               incrociatori lascia  precisamente il  dubbio  di  una  radicata  sfiducia  nelle
               prestazioni delle  navi  italiane.  Un dubbio  che,  del  resto,  sembra  essere
               stato  condiviso  dalla  Marineleitung  durante  tutta  la  guerra < 25 l.
                    Proprio quest'ultima considerazione, strettamente legata agli aspetti
               tattici dei combattimenti oltre che all'impostazione strategica della guer-
               ra,  consiglia  di  accennare  ad  un  ulteriore  problema.


               Il  tiro  navale  italiano
                    La letteratura navale italiana sulla seconda guerra mondiale registra
               una corale critica al tiro dei cannoni italiani. Soltanto di recente, sulla Ri-
               vista  Marittima,  sono  apparse  argomentazioni  contrastanti < 26 l.
                    In effetti i diversi scontri a fuoco  nei quali furono impegnate le  no-
               stre navi dimostrarono, da un lato il buon addestramento dei direttori del
               tiro e la buona qualità delle apparecchiature- particolarmente delle cen-
               trali  elettromeccaniche -  dall'altro gli  scarsi  risultati  del tiro.
                    Si deprecano, in special modo, le ampie dispersioni delle rose dei colpi,
               attribuendole alla  mediocre qualità delle  bocche  da fuoco,  alle  eccessive


               (24)  A.U.S.M.M.,  fondo  "Mezzo  Giugno",  cartella  n.  57/B.
               (25)  Cfr.  A.  De Toro,  cit.
                (26)  Si vedano gli argomentati testi di E.  Cernuschi, "Sparammo meglio di quasi tutti",
                    in Rivista Marittima,  marzo,  1992, sull'efficienza dell'artiglieria navale italiana du-
                    rante la seconda guerra mondiale e G. ]ori, "La crittologia nelle operazioni navali
                    in Mediterraneo (1940-1943)", in Rivista Marittima, maggio 1982; "Retroscena tec-
                    nici di una battaglia navale e delle altre in Mediterraneo (1940-1943)", in Rivista
                    Marittima, luglio 1987; sullo stesso argomento cfr.le lettere sul tema dell'artiglieria
                    navale italiana  nella  seconda guerra  mondiale,  pubblicate sulla  Rivista  Marittima,
                    di A.  San toni, maggio 1992, e di G. Jori, M. R.  Mé, G. Pollastri, A.  Severi, giugno
                    1992.


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