Page 472 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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i problemi -  non venne fatto assolutamente nulla per prevedere, prepa-
                rare,  attuare una strategia di proiezione di potenza, necessariamente in-
                terarma.
                     Eppure la  cosa  sarebbe stata  ipotizzabile,  quantomeno  nella  fascia
                centrale  del  Mediterraneo.
                     Questa, in fondo, fu l'origine del vicolo cieco nel quale finì la guerra
                marittima italiana: subire pressoché passivamente l'iniziativa nemica, vin-
                colati a una difesa dei convogli impostata in modo irrazionale, fino a pre-
                cludersi  ogni  soluzione alternativa.

                     Naturalmente tutto ciò si sarebbe dovuto preparare da lontano, crean-
                do l'atmosfera psicologica necessaria e la struttura di studio indispensabi-
                le, e poi sperimentando mezzi, organizzazioni, tecniche, procedimenti tattici,
                e ancora avviando i necessari rapporti con le strutture tecniche, scientifi-
                che,  industriali.
                     La  creazione di comandi integrati sarebbe apparsa certamente più
                naturale, e forse non si sarebbe generato il falso problema della "coopera-
                zione"  fra  le Armi os>.
                     Sarebbe probabilmente nata una dottrina anfibia, con i relativi mez-
                zi  e tutto  il  resto.
                     Ne sarebbe uscito assai avvantaggiato il prestigio  dei militari: cosa
                che,  oltre agli  ovvii effetti  psicologici e morali,  avrebbe soprattutto per-
                messo loro di influire sulla politica economica ed estera del Paese.  Non
                si dimentichi il peso delle difficoltà economiche sulla preparazione e sulla
                condotta  della guerra!
                     Un clima culturale e operativo di questo tipo avrebbe infine potuto
                favorire,  negli Alti Comandi, una certa propensione per l'iniziativa strategica.
                     In effetti si  è scritto molto, e autorevolmente (19),  sull'atteggiamento
                passivo e privo di mordente che caratterizzò la nostra alta direzione della
                guerra. Uno degli aspetti più singolari di tutto ciò sta sicuramente nel fatto



                (18)  Nonostante tutto,  durante  il  conflitto,  si  era in  qualche modo tentato  di  avviare
                    uno studio concreto per un'effettiva cooperazione aeronavale: dal marzo a novem-
                    bre 1941  vi  avevano lavorato l'ammiraglio Fioravanzo e il generale Cappa,  della
                    Regia  Aeronautica.  Si  veda,  in  proposito,  F.  Mattesini,  La Battaglia aeronavale di
                    Mezzo  Agosto,  cit.
                (19)  Si veda,  in modo particolare, G.  Giorgerini,  "La  preparazione e la  mobilitazione
                    della  Marina  italiana  nel giugno  1940", in  AA.VV.  L'Italia in guerra,  cit.


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