Page 469 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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In ogni modo lo studio e la preparazione andarono avanti, appron-
tando i mezzi e addestrando gli uomini.
Gli sbarchi sarebbero dovuti avvenire dal cielo e dal mare, con due
divisioni di paracadutisti, una divisione aviotrasportata e tre divisioni da
sbarco (tutte italiane), oltre a unità minori e alle riserve: un totale di 61.805
uomini con 700 pezzi d'artiglieria.
Più di 1500 aerei avrebbero fornito l'appoggio e il trasporto. Quan-
to alla Regia Marina, avrebbe inviato due corazzate in appoggio diretto,
mantenendo il resto delle Forze Navali pronto a intervenire nei porti di
Cagliari, Messina, Augusta e Reggio Calabria.
Accurati rilievi meteorologici sarebbero stati eseguiti giornalmente.
Per il trasporto e lo sbarco sarebbero stati impiegati 16 mercantili
e oltre 300 natanti, fra cui 270 mezzi da sbarco (in parte costruiti apposi-
tamente - le motozattere - e in parte adattati utilizzando motopesche-
recci requisiti).
Il complesso potrebbe apparire formidabile, ma i livelli qualitativi
erano in realtà assai eterogenei. L'improvvisazione era evidente ovunque,
a cominciare da buona parte dei mezzi destinati allo sbarco anfibio.
La mancanza di una dottrina d'impiego e di esperienza obbligava a
improvvisare anche l'addestramento, e nessuno avrebbe potuto dare per
scontato - dopo tante prove negative del passato anche recente - il coor-
dinamento interforze, di per sé tanto complesso in operazioni del genere.
L'isola, del resto, benché stremata e con acute carenze nel settore dei
viveri, delle munizioni antiaeree, dei carburanti e pezzi di rispetto, non
era affatto divenuta "morbida", tenuta in vita dallo spirito elevatissimo
della guarnigione e dei civili, rifornita a caro prezzo con pochi essenziali
invii di materiali e viveri.
Ancora in giugno, dopo le batoste dell'ultima offensiva aerea, esiste-
vano un centinaio di aerei da caccia tipo "Hurricane" e "Spitfire", oltre
ai bombardieri, aerosiluranti e ricognitori, con quattro fra aeroporti e campi
di fortuna dai quali operare. Il loro impiego era coordinato da un coman-
do centrale, collegato alla rete radar di avvistamento.
Per i sommergibili esistevano, praticamente intatti, ricoveri in caverna
e protezioni assai resistenti. Notevoli erano poi le difese fisse: oltre alle
poderose fortificazioni antinave sulla costa nordorientale c'erano batterie
di medio e piccolo calibro, postazioni di armi automatiche e reticolati sulle
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