Page 477 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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tolleranze nel peso dei singoli proietti di una stessa partita (colpa dell'in-
           dustria e dei criteri di collaudo), all'irregolare composizione chimica delle
           cariche di lancio, ai !aschi eccessivi negli  ingranaggi di punteria dei can-
           noni, all'adozione -  su molti incrociatori e sui caccia -  della culla unica
           per impianti binati, che provocava nocive interferenze sulle traiettorie dei
           colpi in partenza,  data l'eccessiva vicinanza delle  due bocche  da  fuoco.
                Va osservato, in linea generale, che anche altre Marine avevano adot-
           tato soluzioni tecniche analoghe alle  nostre < 27 > e che,  pur disponendo di
           apparati scientifici e industriali di prim'ordine, non poterono evitare am-
           pie dispersioni  di tiro,  colpi  non  esplosi  e  altri  inconvenienti.
                È tuttavia innegabile che non tutte le nostre artiglierie risultarono al-
           l' altezza della situazione,  come bocca da fuoco  o come impianto:  questo
           accadde soprattutto per i  pezzi  meno  recenti,  e specialmente  per il tiro
           antiaereo (si pensi, ad esempio, ai cannoni da 100/47 binati Modello 1928,
           che rappresentavano un aggiornamento dei vecchi Skoda  1910 austroun-
           garici).

                È altrettanto vero  che  le  cariche  di  lancio presentavano difetti  che
           si sarebbero potuti evitare con criteri di collaudo più rigorosi. Alcuni in-
           convenienti dipendevano poi da una certa impostazione concettuale: quan-
           do, per esempio, si incentivarono le industrie affinché realizzassero cariche
           atte a imprimere al proietto un'alta velocità iniziale -  per ottenere eleva-
           te gittate e alta  energia  all'impatto -  non si  tenne conto  del  fatto  che,
           in questo modo, le  cariche rischiavano di presentare discontinuità nella
           deflagrazione e, pertanto, di non mantenere costante la velocità del proietto.
           Di qui differenze nella gittata e nei  tempi di traiettoria,  completamente
           imprevedibili.

                Esistevano inoltre altri difetti e imprecisioni di vario tipo, imputabi-
           li  alle  condizioni  dell'industria < 28 > prima e  dopo l'entrata in guerra.



           (27)  A titolo di semplice esempio: i francesi adottarono la culla unica sulle torri di gros·
                so calibro delle corazzate più moderne: classe "Dunkerque" (pezzi da 330/52), classe
                "Richelieu" (pezzi da 380/45), in entrambi i casi ogni torre portava due culle bina-
                te affiancate. I britannici adottarono la culla unica su diverse classi di cacciatorpe-
                diniere.
           (28)  Cfr. in particolare, A.  Curami-F. Miglia, "L'Ansaldo e l'industria bellica", in AA.VV.
                L'Italia nella seconda guerra mondiale e nella Resistenza,  Convegno a cura dell'Istituto
                Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia,  Milano,  1985; E.
                Bagnasco, Le armi delle navi italiane nella seconda guerra  mondiale,  Parma, Albertelli,
                1978.


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