Page 478 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Anche l'addestramento dei direttori di tiro, generalmente accurato,
presentava nondimeno qualche lacuna: in occasione dell"'Operazione Mezzo
Giugno", per esempio, la IX Divisione lamentò che l'addestramento al
tiro antiaereo contro velivoli siluranti risultava inadeguato per l'eccessiva
lentezza dei bersagli (maniche a vento rimorchiate da velivoli a bassa velo-
cità); dal canto suo l'ammiraglio Da Zara affermò che i suoi direttori del
tiro, una volta esaurite le granate durante lo scontro di Pantelleria, si erano
trovati nella necessità di sparare a palla- come stavano facendo anche gli
inglesi- senza mai aver diretto esercitazioni del genere, alle quali non ave-
vano mai neppure assistito < 2 9). Ovvie le difficoltà di osservazione del ti-
ro e l'inesperienza circa il comportamento del tipo di munizionamento.
Occorre tuttavia notare che proprio lo scontro di Pantelleria mise
in luce l'importanza del fattore distanza nell'efficacia del tiro.
È noto che il cannone è una macchina termica di basso rendimento,
che pertanto risulta tanto più inefficace quanto più cresce la distanza di
tiro (per cui la quantità di energia utile diminuisce notevolmente).
Si è visto che la prassi in uso nella nostra Marina era, allora, quella
di sparare sul nemico al più presto possibile, cioè alle massime gittate.
In funzione di ciò si costruivano artiglierie di grande gittata e, nella co-
struzione delle navi, si tendeva, con felici ma rare eccezioni, a dare la pre-
ferenza alla velocità piuttosto che alla robustezza: sparare per primi,
affidandosi alla velocità per mantenere posizioni e distanze favorevoli.
L'ammiraglio Da Zar a, a Pantelleria, dimostrò la validità del contra-
rio: le nostre navi serrarono le distanze, annullando molti degli inconve-
nienti del tiro delle gittate massime. Oltre tutto l'applicazione del tiro
concentrato elevò ulteriormente le probabilità di colpire.
I risultati, infatti, si videro: il tiro celere, in quelle condizioni, poté
colpire gravemente due dei cacciatorpediniere nemici, mettendoli fuori com-
battimento. Il Bedouin risultò colpito da ben dodici colpi di cannone. An-
che il Cairo venne colpito.
I mediocri risultati ottenuti dall'Eugenio di Savoia contro uno dei mercan-
tili del convoglio, in un momento successivo a quello dello scontro con i cac-
ciatorpediniere britannici, riguardarono invece il tiro con i pezzi da 100/47,
oltretutto alquanto logorati dai numerosi colpi già sparati in precedenza.
(29) Cfr. per il primo aspetto, A.U.S.M.M., fondo "Mezzo Giugno", cartella n. 57A
bis, allegato 4 e, per il secondo, stesso fondo, cartella n. 57 A.
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