Page 479 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Si è rilevato che, in fin dei conti, anche in quell'occasione non venne-
           ro affondate navi nemiche dal tiro navale.  Non si può escludere che l'ef-
           fettiva  dispersione  delle  salve  -  lamentata  da tutti,  compreso  Da  Zara
           -   abbia avuto una  parte non trascurabile in questo  fatto.  È certo  però
           che la mancata distruzione del Bedouin,  nonostante i  colpi  ricevuti,  deve
           ascriversi a  mera fortuna,  senza  nulla togliere al valore del suo equipag-
           gio,  che  deve  essersi  prodigato oltre  ogni  limite  per  salvarlo.
                Se  una conclusione si  può trarre sembra lecito  affermare che  il tiro
            navale italiano ebbe -  in genere, ma non a Pantelleria -  risultati medio-
           cri per cause tecniche, ma assai di più per l'errata impostazione dei criteri
           tattici e la  conseguente  preparazione di  comandanti e  direttori  del tiro.

                Forse non si  esagera pensando che la Marina abbia sofferto troppo
           a lungo di una sorta di complesso di povertà: creata da un Paese sostan-
           zialmente povero,  che avrebbe comunque incontrato gravi difficoltà per
           sostituire le  navi  perdute in guerra,  si  abituò all'idea  di  ridurre  i  rischi
           e  di  conservare le  navi  il più a  lungo  possibile.
                Combattere serrando le distanze, con determinazione nelsoniana, pre-
            supponeva una spregiudicatezza che nasce  dalla lunga dimestichezza col
            rischio: una situazione nella quale la Royal Navy si era trovata fin dall'ini-
            zio  della  sua  storia.
                Per noi, in realtà, la prassi opposta risultava perfettamente coerente
           con la generale  impostazione strategica.


           Tentiamo una conclusione

                È facile accorgersi che gli aspetti navali delle due battaglie avvenute
            a metà del 1942 toccano, in realtà, tutti i temi della preparazione e della
            condotta della Marina italiana nella seconda guerra mondiale. Si corre dun-
            que  il rischio  di  trarre  conclusioni  troppo generiche  o  troppo  ampie.

                Perciò restringendo la prospettiva, si può affermare che, nel periodo
            considerato, la Regia Marina toccò l'apice della sua capacità operativa e,
            per la prima volta dall'inizio del conflitto, ottenne dei successi significati-
            vi  in  superficie.
                Non poté, naturalmente, né superare il cumulo di carenze che l'ave-
            vano accompagnata nella sua crescita dall'Unità d'Italia, né sovvertire una
            situazione  bellica  senza  via  d'uscita.


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