Page 90 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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aeronautica del generale Lordi e alla costituzione di un consorzio aero-
nautico con uffici a Milano e a Shanghai m.
Un primo accenno ad un possibile cambiamento di tale politica, che
comunque non era ancora intenzionata ad abbandonare gli acquisiti van-
taggi economici in Cina, si intravide subito dopo la nomina del filonippo-
nico Giacomo Auriti quale ambasciatore a Tokio, avvenuta nel luglio 1933.
Ed è sintomatico che già nel gennaio 1934 le tematiche mussoliniane
sul "pericolo giallo" andarono sfumandosi fino al punto che anziché di
"contrapposizione" ad esso, il Duce finì per parlare di "mediazione" < 8>.
Tutto ciò comunque non significò ancora un'inversione di tendenza
della nostra politica in Estremo Oriente, che sostanzialmente intendeva
mantenere i classici "piedi in due staffe", pur ancora con una perdurante
preferenza per la "staffa" cinese, come dimostrarono nello stesso 1934
gli accordi definitivi per la costruzione di uno stabilimento aeronautico
italiano a Nanchang.
Non erano neanche estranee all'ancora prevalente simpatia per la Cina
le preoccupazioni italiane nei confronti dell'intromissione nipponica in
Etiopia, che diminuirono solo dopo il colloquio tra Mussolini e il nuovo
Ambasciatore giapponese a Roma, Sugimura. In tale occasione anzi si re-
gistrò una certa discordanza di vedute tra il nostro Ministro degli Esteri
che, dietro la pressione degli industriali, voleva mantenere integre le pos-
sibilità di penetrazione italiana in Cina e in Etiopia, e Palazzo Venezia,
favorevole invece, come l'ambasciatore Auriti, ad un riavvicinamento al
Giappone <9l.
Quest'ultima linea di condotta era allora favorita sorprendentemen-
te anche dal nostro Ambasciatore in Cina, Lojacono, secondo il quale, con-
siderato che l'avanzata del Giappone non veniva sufficientemente fron-
teggiata dalle grandi Potenze occidentali, non doveva essere davvero l'Ita-
lia ad assumersi questo onere, essendo invece aperta a Roma la possibilità
di una mediazione, così cara a Mussolini. Non era infine da sottovalutare,·
secondo Lojacono, la scarsa riconoscenza cinese nei confronti della nostra
missione aeronautica, ritenuta velatamente responsabile dell'ancora basso
livello di addestramento dei piloti locali.
(7) G. Borsa, "Tentativi di penetrazione dell'Italia fascista in Cina", in Il Politico, anno
1979, n. 3, p. 381-419.
(8) Cfr. Il Popolo d'Italia del 17 gennaio 1934.
(9) V. Ferretti, Il Giappone e la politica estera italiana 1935-1941, Milano, Giuffré, 1983, p.
10-28.
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