Page 91 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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In questo clima di indecisione si inserì la crisi etiopica del1935-1936,
            che fece  precipitare i rapporti tra Roma e Londra e fece intravedere a Pa-
            lazzo Venezia la possibilità di una pressione congiunta italo-nipponica sulla
            Gran Bretagna, notoriamente in decadenza navale e in difficoltà in Estre-
            mo Oriente, e sull'Unione Sovietica, rea  di  aver aderito (almeno formal-
            mente) alle sanzioni indette dalla Società delle Nazioni e di cercare in quel
            momento un'intesa con Londra. Tutto ciò  malgrado la stampa e i circoli
            ultra-nazionalisti e razzisti nipponici non si astenessero allora da una pro-
            paganda  filo-etiopica oo>.
                 In conclusione la necessità di una maggiore intesa tra l'Italia e l'Im-
            pero del Sol Levante era soprattutto motivata a  Roma dal timore che un
            eventuale  accordo  anglo-sovietico  paralizzasse  il  Giappone  in  Estremo
            Oriente e permettesse a Londra di concentrare tutte le sue risorse aerona-
            vali  nel  Mediterraneo.
                 Le  aperture  italiane  non  rimasero  senza  risposta,  tanto  che  Tokio,
            altrettanto interessata a mettere in crisi Londra e Mosca, finì per non ade-
            rire alle sanzioni che la Società delle Nazioni aveva richiesto anche ai Pae-
            si  non  più membri,  e  ad autorizzare  l'invio  di  carburanti  e  di  carbone
            in Italia.  Di contro la  Cina votò,  con  un certo  dispetto, le  sanzioni ami-
            italiane,  motivando  poi  il  suo gesto  con la  necessità  di mantenere saldo
            il  principio che gli  aggressori,  come era  stato  il  Giappone in Manciuria
            nel  1931,  non  potessero  non  essere  perseguiti  internazionalmente.
                 Di un certo significato ai fini  del riavvicinamento tra Roma e Tokio
            furono anche le risultanze della Conferenza per il Disarmo Navale di Lon-
            dra del  1935-1936,  in occasione della  quale l'Italia,  anche  a  causa  della
            controversia  sulla  "parità navale"  con la  Francia,  appoggiò  la  richiesta
            nipponica favorevole ad un "limite generale comune"  in tema di  costru-
            zioni  navali  e  contraria  alla  rigida  ripartizione  dei  tonnellaggi  per  ogni
            singola  Marina.  Come è  noto,  quest'ultima tesi  non  ottenne il consenso
            generale e sia il Giappone sia l'Italia si  ritirarono  dalla  Conferenza,  rin-
            forzando  il  loro  comune  risentimento  nei  confronti  di  Londra 01).
                 Infine altri tre eventi accelerarono in quello  stesso  1936 il processo
            di  convergenza  tra  l'Impero  del  Sol  Levante  e l'Italia  fascista.  Prima  di
            tutto il progressivo irrigidimento in Estremo Oriente dell'Unione Sovietica


            (10)  S.  Roskill,  Hankey,  man of secrets,  Londra, Collins,  1974, vol.  III,  p.  168,  185 e  187
                e  R.  De  Felice,  Mussolini  il duce,  Torino,  Einaudi,  1981,  vol.  I,  p.  447.
            (11)  A.U.S.M.M.,  cartelle  3182,  3183  e  3185.


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