Page 92 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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che, grazie ad un accordo difensivo con la Mongolia Esterna (aprile 1936)
                e a un generale rafforzamento militare locale, aveva aumentato la sua con-
                trapposizione al Giappone. In secondo luogo il conseguente patto "Ami-
                comintern"  siglato  tra  Tokio  e  Berlino  nel  novembre  1936  e  infine  il
                contemporaneo riconoscimento  nipponico dell'Impero mussoliniano 02).
                     Il 7 luglio  19 3 7 avvenne l'incidente presso il ponte Marco Polo a Pe-
                chino e l'inizio  della  guerra cino-giapponese,  cui l'Italia  reagì  aderendo
                nel  novembre al  patto "Anticomintern", in un  periodo di  piena guerra
                civile spagnola, oltre che riconoscendo lo stato fantoccio del Manchukuo
                e ritirando le proprie missioni militari in Cina (in verità dietro richiesta
                dello stesso Governo cinese) alla fine dello stesso  1937. La florida collabo-
                razione militare italiana con la Cina era culminata fino ad allora nella co-
                struzione del previsto stabilimento aeronautico a Nanchang e nella fornitura
                di  velivoli,  di  carri  armati leggeri  e  di  due  MAS,  mentre con  la  revoca
                di ogni accordo Roma negò a Chiang Kai-shek la già concordata consegna
                di  altri  quattro  MAS  e  di  dodici  siluri 03>.
                     Neanche gli accordi di Pasqua italo-britannici, l'adesione del nostro
                Paese al Trattato Navale di Londra nella primavera del1938 e il successi-
                vo  abbandono nipponico delle trattative per un patto militare (il futuro
                "patto d'acciaio"),  ritenuto poco  anti-sovietico,  oltre  che  troppo vinco-
                lante, attenuarono l'ormai irreversibile scelta di Roma di rimanere al fianco
                di  Tokio,  oltreché  di  Berlino.
                     La rinuncia nipponica al suddetto patto militare con l'Asse europeo
                tra la fine del 1938 e l'inizio del 1939 era obiettivamente determinata an-
                che da motivi interni, cioè dalla perdurante prevalenza del partito facente
                capo all'Esercito imperiale, favorevole, come abbiamo detto, ad un' espan-
                sione continentale anti-sovietica, oltre che anti-cinese, mentre non aveva
                ancora prevalso  il  partito della  Marina imperiale,  che  invece  auspicava
                un'espansione meridionale e oceanica per l'acquisizione delle fonti ener-
                getiche  (petrolio  e  caucciù)  presenti  nelle  Indie  anglo-olandesi CI 4>.



                (12)  D.J.  Dallin,  l sovietici e l'Estremo  Oriente,  Milano, Rizzoli,  1950,  p.  27,  71-72, 89 e
                     97-110  e  E.L.  Presseisen,  Germany  and ]apan.  A  strategy  in  totalitarian  diplomacy,
                     1933-1941,  L'Aia,  M.  Nijhoff,  1958,  p.  109 e  181.
                (13)  A.U.S.M.M.,  cartelle  2698  e  3268/5.
                (14)  V.  Ferretti,  "La politica estera giapponese e i rapporti con l'Italia e la  Germania
                     (1936-1939)",  in  Storia  contemporanea,  anno  1976,  n.  4,  p.  805-811.


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