Page 94 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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reagirono  dilatando l'elenco delle  merci già sottoposte  all'embargo anti-
                nipponico,  includendovi  i  rottami  ferrosi 06>.
                     Da parte sua la Gran Bretagna, saputo del Patto Tripartito, non rin-
                novò l'accordo trimestrale del precedente 17 luglio, con il quale aveva ac-
                consentito ad interrompere gli aiuti militari alla Cina attraverso la "strada
                birmana", e indisse nell'aprile 1941 una conferenza militare a Singapore,
                cui parteciparono tutti i Paesi occidentali interessati all'area del Pacifico,
                compresi gli  Stati  Uniti.
                     L'ultimo  atto  di  tale  Neue  Kurz  nipponico  fu  la  firma,  il  13  aprile
                1941, di  un trattato di  neutralità quinquennale tra l'Impero del Sol  Le-
                vante e l'Unione Sovietica,  che poneva definitivamente fine  ai  sogni  del
                Kodo-Ha  e  dava  a  Mosca  l'opportunità  di  concentrare le  proprie forze
                militari sul fronte europeo, proprio alla vigilia dell'aggressione nazista. Tale
                patto però sarebbe stato rinnegato proprio da Stalin solo 1'8 agosto 1945,
                quando l'U.R.S.S. intervenne in guerra contro il Giappone prostrato e già
                colpito  dalla  bomba  atomica  di  Hiroshima (17>.
                     Non è qui il caso di indagare sull'errore di calcolo di Hitler, che con-
                tribuì a far  ruotare a Sud le ambizioni nipponiche, proprio nel momento
                in  cui egli  stava  decidendo  di  attaccare l'Unione Sovietica.  Quando poi
                quest'ultima aggressione si verificò,  il  22 giugno  1941, non ci  fu  spazio
                per un ripensamento. Sintomaticamente infatti il Capo di Stato Maggiore
                dell'Esercito imperiale, generale Sugiyama, affermò nella seduta di Gabi-
                netto del 26 dello  stesso mese che il Giappone doveva assolutamente evi-
                tare la tentazione e perfino escludere l'idea di impegnarsi in futuro su due
                fronti. Questa fondamentale linea di condotta venne quindi approvata dal
                Consiglio  dei  Ministri del  30 giugno e nella  Conferenza  imperiale del  2
                luglio  di  quel  1941.
                     In definitiva tutto ciò dimostrava che anche i massimi esponenti del-
                l'Esercito imperiale aderivano ormai alla nuova strategia meridionale, cioè
                oceanica,  abbandonando  quella  anti-sovietica  e  relegando  in seconda  li-
                nea  la  stessa  guerra  in  Cina.


                (16) J.  Toland,  L'eclisse  del  Sol  Levante,  1936-1945,  Milano,  Mondadori,  1971, p.  100.
                (17)  R.  Butow,japan's decision  to  surrender,  Stanford,  Stanford  University  Press,  1954,
                    p.  153. Sebbene Mosca avesse denunciato tale patto di neutralità quinquennale col
                    Giappone il5 aprile 1945, rifiutando quindi un suo rinnovo, questo trattato sareb-
                    be stato  comunque valido fino  alla  sua scadenza  originaria, cioè fino  al  12  aprile
                    1946. Il fatto è che Stalin aveva promesso agli Alleati, già nella Conferenza di Yal-
                    ta, che avrebbe attaccato il Giappone entro i tre mesi successivi alla sconfitta tede-
                    sca,  il  che  portava  esattamente  all'8  agosto  1945.


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