Page 205 - L'Italia in Guerra. Il quarto anno 1943 - Cinquant’anni dopo l’entrata dell’Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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               si scontrò però con la determinazione del Foreign Office di farlo approva-
               re. Intanto anche i Capi di Stato Maggiore degli Stati Uniti avevano solle-
               vato l'obiezione che un tale documento era in contrasto con il  principio
               della resa incondizionata perché presupponeva l'esistenza di un governo
               italiano in carica con cui l'accordo doveva essere concluso. La discussione
               continuò con scambi di documenti e di osservazioni critiche sui testi pre-
               sentati da una e dall'altra parte. Ancora a metà agosto il governo america-
               no  contrapponeva al testo  britannico un suo documento,  che  costituiva
               una estensione a tutta l'Italia delle direttive elaborate inizialmente per l'am-
               ministrazione della Sicilia: esso prevedeva tra l'altro che il Re e il Principe
               ereditario fossero  posti sotto "una blanda custodia" e che "tutti i poteri
               delhi  corona  (fossero)· sospesi  in tutte le  zone" .09)
                   Al di là della discussione sui termini di resa, i due governi erano con-
               cordi sull'esigenza di costringere l'Italia ad uscire dal conflitto, e questo
               fu  uno dei pr~ncipali temi trattati alla conferenza di Quebec (14-24 ago-
               sto), dove Churchill e Roosevelt si riunirono accompagnati dai loro Stati
               Maggiori.  La  notizia della offerta di collaborazione militare presentata a
               nome del governo italiano dal generale Castellano a Lisbona spinse i due
               leaders a modificare la linea di assoluta intransigenza seguita fino ad allo-
               ra; non si volle perdere l'occasione di convincere gli italiani ad arrendersi
               prima dello sbarco di Salerno fissato  per il 9 settembre, e diminuire così
               la resistenza nemica, che poteva mettere in pericolo il successo dell'opera-
               zione. Da qui la decisione di affidare agli emissari alleati, inviati a Lisbo-
               na all'incontro con Castellano, una dichiarazione scritta in cui, dopo aver
               premesso che l'armistizio non prevedeva "l'aiuto attivo dell'Italia nella lotta
               contro i  tedeschi",  si  aggiungeva che un'eventuale modifica delle  condi-
               zioni d'armistizio sarebbe dipesa "dall'apporto dato dal governo e dal po-
               polo italiano alle Nazioni Unite contro la Germania durante il resto della
               guerra''.
                   Le speranze di un passaggio di campo e di una attiva partecipazione
               italiana furono  quasi  totalmente deluse.  La  mancanza totale di  prepara-
               zione, la politica del doppio gioco seguita fino alla fine dal governo Bado-
               glio, culminata nell'ambigua dichiarazione al momento dell'annuncio del-
               l'armistizio, cui corrispose la passività dimostrata dalla maggioranza dei
               comandanti superiori, portarono in pochi giorni alla disgregazione delle
               Forze Armate italiane e alla loro virtuale consegna nelle mani dei tedeschi.


               (19)  Ibid.,  p.  194  e  sg.









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