Page 209 - L'Italia in Guerra. Il quarto anno 1943 - Cinquant’anni dopo l’entrata dell’Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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              britannico Archibald Clark Kerr.<l)  La stampa sovietica, che in quei giorni
              aveva messo  "di proposito la sordina" alla Campagna di Sicilia -  mag-
              gior pubblicità all'avvenimento sarebbe stata data in seguito  -,(2) badò
              a controbattere l'interpretazione di quanti associavano la caduta di Mus-
              solini alla sconfitta del fascismo  in Italia;  questo  risultato -  secondo la
              stampa -   non sarebbe stato raggiunto se non attraverso una lunga lotta
              di  massa.
                   Le riviste specializzate, invece, non sottovalutarono la portata dell'e-
              vento.  Si  cita a  questo proposito il  commento apparso il  27 luglio  nella
              Krasnaja Zvezda (Stella Rossa), l'organo delle Forze Armate, la cui parziale
              traduzione si  trova  nel libro  di  Alexander Werth. <3>  Più interessante,  ai
              nostri fini, è invece un articolo apparso nella ufficiosa Vojna i Rabotij Klass,
              la rivista che dalla primavera del  1943 analizzava in modo semi ufficiale
              gli affari internazionali. L'articolista non negava la portata dell'accaduto.
              ''Non sarebbe giusto sottovalutare la portata delle dimissioni di Musso lini'' (il ter-
              mine "dimissioni" usato nell'annuncit> ufficiale, come vedremo, dava corpo
              ai sospetti sovietici circa l'esistenza del complotto)- scriveva Rumjancev
              -, ma  metteva  in guardia dal  cantar vittoria  troppo  presto.

                   E continuava: "Sarebbe un errore pensare che l'uscita di scena di Mussolini
              significhi la fine del fascismo italiano ... Il modo in cui Mussolini è stato allontana-
              to,  il tentativo di dare a questo fatto il carattere di una normale <<crisi di governo»
              dà fondamento  all'ipotesi  che fosse  probabile intenzione di chi  ha compiuto  questa
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              operazione mantenere l'edificio del regimefascista",< > buttandone a mare la fac-
              ciata.  Rumjancev avvalorava così  la  tesi  della  continuità del  regime.  La
              riprova di ciò, Rumjancev la ritrovava nella formula «la guerra continua»,
              con la quale Badoglio aveva riaffermato la fedeltà all'Asse. Ciò faceva dire
              a Rumjancev in un altro articolo che nei rapporti fra l'Italia e la Germa-
              nia  nulla  fosse  mutato,  tranne che  "adesso,  quando si incontrano  il ministro
              degli  Esteri  hitleriano  Ribbentrop  e il ministro  degli  esteri  italiano  Guariglia,  il
              governo  italiano  non  ha il coraggio  di comunicare  apertamente  l'esistenza  di tali



              (l)  B. Arcidiacono, Le «précédent italien» et !es origines della guerre froide.  Les Alliés et l'occupa-
                  tion  de  l'ltalie,  1943-1944,  Bruylant,  Bruxelles,  1984, p.  319.
              (2)  A. Werth, La Russia in guerra, 1941-1945, trad. it., Milano, Mondadori, 1966, p. 574.
              (3)  Ibidem,  p.  710.
               (4)  K. Rumjancev,  "Krusenie fasizma  v ltalii"  (Il crollo del fascismo  in Italia), in Vojna
                  i  Raboi:ij Klass,  1943,  n.  5,  p.  1258.









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