Page 211 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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La resistenza                              209


                      eugeniO aLLa famigLia.
                      Z. d. g., 11 nOvembre 1917
                        Ansiosissimo di vostre notizie, di quelle del mio Pinotto, in attesa di
                        ritornare presto dove soltanto si può essere degni di vivere perché
                        tanto vicini alla morte, la più bella in questi momenti, mando a tutti
                        il mio bacio. Fatevi coraggio e sperate e abbiate fede. L’amore per i
                        vostri figli non vi faccia velo all’altro amore più grande, assoluto, che
                        deve, unico, guidare ora tutti i vostri atti, tutte le vostre aspirazioni.
                        Pensate al vostro Eugenio e al vostro Pinotto, e abbiate per loro una
                        preghiera: quella che siano degni di morir bene.
                        Vi ho tutti nel cuore. A tutti il mio bacio.

                      eugeniO aLLa famigLia.
                      Z. d. g., 14 nOvembre 1917
                        Ho ricevuto tutto stamani. Le vostre parole mi hanno dato molto
                        conforto. Grazie, con tutta l’anima mia.
                        Di Pinotto ancora nulla. So che per evitare l’aggiramento doveva-
                        no ripiegare verso Belluno: attendo anch’io notizie per mezzo dei
                        Comandi.
                        Anche in me è entrata una buona fiducia. Nel mio dolore c’è tanta
                        calma: lavoro dando a tutto quanto si chiede dall’opera mia, in
                        qualunque forma, tutto quello che può ancora la mia forza. Non
                        chiedo nulla: offro tutto alla salvezza d’Italia, alla fiducia serena
                        vostra. Capisco che in questi giorni bisogna diventare parte di una
                        grande anima sola, di una grande volontà unica: morire o vincere.
                        La matassa va sciogliendosi: ho fiducia nella mente che riorganiz-
                        za: ubbidisco, opero, ciecamente, e spero.
                        Un giorno, quando Pinotto ed io saremo riuniti, perché sento che lo
                        saremo, o nella vita o nella morte santa, chi sa che vi possa raccon-
                        tare quello che è successo, quello che è stato. Pochi giorni, vita di
                        anni: cose grandiose, cose orribili!
                        Pinotto vive, lo sento: deve vivere un’anima come la sua, perché
                        non deve esserci tanta ingiustizia nel mondo, no.
                        Dite alla Maria che da Casarsa hanno fatto a tempo a sgombrare
                        quelli che hanno voluto venir via: molti sono rimasti, ma non hanno
                        bombardato. Ci sono passato il giorno 30...
                        Un ufficiale austriaco, prigioniero, interrogato da me a Maniago,
                        dove sono rimasto fino a mezz’ora prima che venissero loro, con
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