Page 215 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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La resistenza                              213

                                             Francesco Baracca

                    Rimasi ultimo a partire, incerto se abbandonare

                        il mio apparecchio, o montare a cavallo per

                                        caricare gli austriaci




                      Nei primi mesi del 1917 fu deciso di riunire i migliori piloti da ricognizio-
                    ne e da combattimento del Regio Esercito in una unità di nuova formazione,
                    la 91ª Squadriglia, equipaggiata con un aeroplano di ultima generazione, lo
                    SPAD S XIII un caccia monoposto biplano di fabbricazione francese. Fran-
                    cesco Baracca, in forza dall’inizio della guerra all’aviazione, si trasferì nel
                    maggio nella nuova squadriglia, detta la Squadriglia degli Assi perché com-
                    prendeva i migliori piloti da caccia dell’epoca: Francesco Ruffo di Calabria
                    (20 vittorie), Ferruccio Ranza (17 vittorie) e Pier Ruggero Piccio (24 vittorie).
                      Con la fine di ottobre anche l’aviazione ebbe la sua Caporetto: l’intera flot-
                    ta aerea dovette abbandonare i campi di aviazione di Comina di Pordenone, di
                    Santa Caterina, vicino a Udine, e di Aviano e si trasferì prima a Pordenone e
                    poi a Padova. Baracca, comandante del reparto di punta dell’aviazione italia-
                    na, fu l’ultimo a lasciare la posizione di Santa Caterina affranto dal dolore di
                    abbandonare il campo dei nostri trionfi e da quel momento si prodigò senza
                    risparmio per contrastare le avanzanti forze austro – tedesche ingaggiando
                    anche cinque duelli aerei in un sol giorno, andando a mitragliare a bassa quota
                    le truppe nemiche che avanzavano verso il Tagliamento. Nelle lettere inviate
                    ai genitori, in particolare alla madre la contessa Paolina de Biancoli, descrisse
                    con toni coinvolgenti le battaglie sue e della sua squadriglia con gli aerei ne-
                    mici. ma quello che emerge nelle sue parole è il forte senso di appartenenza a
                    un corpo d’élite, all’Aviazione, che lo portava a elogiare la maestria e l’auda-
                    cia anche dei piloti nemici, senza mai un’espressione di disprezzo o di odio.
                    Per i combattenti italiani della fanteria invece i tedeschi, gli austriaci, i nemi-
                    ci insomma, erano rappresentati, nella più benevola delle espressioni, come
                    rospi; per Baracca gli aviatori tedeschi di un Aviatik abbattuto invece erano
                    due tenenti dall’aspetto molto distinto, uno di essi aveva anelli d’oro, la fede
                    matrimoniale ed un bel ritratto di donna in un astuccio di pelle, insomma,
                    cessato lo scontro, erano uomini come lui caduti in un leale combattimento.
                    Comunque il suo spirito era quello della competizione e dell’orgoglio, come
                    era dimostrato in una lettera alla madre della fine di novembre, quando ormai
                    si profilava imminente l’arrivo delle truppe alleate: Ora arriveranno francesi
                    ed inglesi in rinforzo, ma preferivamo rimaner soli…
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