Page 219 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
P. 219

La resistenza                              217


                        continua a sfuggirmi abbassandosi in spirale, facendo brevi raffiche
                        di fuoco arriviamo a 50 metri sugli alberi, io sempre dietro incal-
                        zandolo da vicino con gran furia, finchè il nemico si pianta per ter-
                        ra fracassando l’apparecchio. Fu una delle mie caccie più belle: il
                        pilota cacciatore austriaco non uscì fuori dell’apparecchio, perciò
                        sarà rimasto ucciso o gravemente ferito. Riprendo altezza rapida-
                        mente poichè non sapevo se là erano ancora i nostri o già i nemici:
                        vedevo soldati sulle strade.
                        Mezz’ora dopo seguito da Parvis ero sui prati di Aviano e vedevo
                        due nemici a navigare verso Conegliano uno dietro l’altro; due cac-
                        cia li scortavano, ma a gran distanza. Mi avvicino, erano « Aviatik
                        » tedeschi: attacco uno, non mi riesce l’attacco e sfuggo ad una
                        rapida scarica; attacco l’altro sparando fino a 50 metri di distanza,
                        colpisco giusto e vien giù come una foglia sul posto e precipita a
                        terra vicino a Conegliano. Scendo ad Arcade e subito in auto mi
                        reco sul luogo, trovo l’apparecchio nuovissimo, prendo due mitra-
                        gliatrici ed altri oggetti; gli aviatori, di Berlino, uno morto, l’altro
                        ferito gravemente, ora sarà già morto. L’«Aviatik » viene incendia-
                        to dalla cavalleria perché mancano i mezzi per trasportarlo; trovo
                        molti miei colleghi dell’arma che mi fanno le congratulazioni per
                        la promozione; hanno caricato gli austriaci con molto valore e con
                        molte perdite, continuano a proteggere la ritirata. Volevo recarmi a
                        Portogruaro per cercare il caccia abbattuto, ma vi erano già i nemi-
                        ci. Dormii ad Arcade fra una confusione indescrivibile.
                        Alle 9 apparecchi nemici gettano bombe sui ponti: partono i piloti,
                        uno viene abbattuto. Partiamo io e Parvis in crociera alle 10,30;
                        alle  11  abbiamo  uno  scontro  su  Sacile  contro  tre  caccia  nemici
                        «Albatros D III» armati di due mitragliatrici; assalivano un nostro
                        caccia che era in gran pericolo, lo liberiamo e insieme gettiamo in
                        fuga gli altri due verso Pordenone. Alle 11,45 un aeroplano passa le
                        nostre linee e vola dritto su Conegliano a 4000 metri; facciamo un
                        largo giro per non essere veduti e gli giriamo dietro. S’accorge del
                        nostro attacco, vira indietro e mi viene contro; con rapida manovra
                        lo attacco a sinistra, si difende assai bene, è un « Aviatik » germa-
                        nico, 170 km. circa di velocità e molto bene armato. Lo attacca Par-
                        vis, poi di nuovo io a 100 metri; dopo 150 colpi è colpito e viene giù,
                        l’inseguo sparando fino a terra in un prato, poi scendo ad Arcade.
                        Di nuovo l’auto e partiamo a ricuperare l’apparecchio.
                        Era vicino ad Orsago. Gli austriaci erano ad un chilometro: voglia-
                        mo arrivare ad ogni costo a prenderlo, sentiamo le mitragliatrici,
   214   215   216   217   218   219   220   221   222   223   224