Page 222 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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                       Il mio tedesco cadde a Falzè di Piave vicino al ponte di Vidor. L’al-
                       tro ieri un valoroso sergente, che promette molto ed è un’anima
                       perduta abbatté da solo, al di là di Monte Grappa due aeroplani
                                                             a
                       nemici. Si chiama Cerutti, ed è alla sua 4  vittoria. Anche dei nostri
                       in questi giorni ne sono andati giù molti e rimasti di là, ma ne per-
                       dono di più i tedeschi.


                     3 diCembre 1917
                       In questi giorni la situazione è assai migliorata, siamo ormai certi
                       che non ci muoveremo più di qua se non per andare avanti. Vi è uno
                       spirito altissimo fra tutte le truppe; i reggimenti ritornano al fronte
                       pieni di entusiasmo; passano i reggimenti inglesi bellissimi e tutti
                       ammirano questi bei soldati e la loro disciplina.
                       Giungono pure numerose squadriglie alleate; ci incontriamo sulla
                       fronte a 4000 metri, le nostre pattuglie si uniscono vicinissime e
                       ci salutiamo scambievolmente. Gli inglesi hanno già abbattuto due
                       aeroplani tedeschi al di là delle linee: io non ho più avuto alcuno
                       scontro. Gli ultimi due furono abbattuti il 30 novembre dalle pattu-
                       glie della mia squadriglia i cui capi erano, uno Costantini che fece
                       cadere in fiamme un «Aviatik» nelle nostre linee e l’altro Ranza:
                                          a
                                                  a
                       hanno raggiunto la 4  e la 10  vittoria.
                       Il 30 nel pomeriggio andai col colonnello Piccio ad attaccare un
                       «draken» presso Oderzo — 10 Km. dentro le linee nemiche. Lo sor-
                       prendemmo a 1000 metri; l’attacco fu brillantissimo, scaricammo
                       parecchie volte le mitragliatrici a 30 metri di distanza, volteggiando
                       attorno al pallone e facendo fuoco anche nella navicella. Fummo
                       sfortunati perché le pallottole incendiarie non erano buone e non
                       funzionarono. Però gli osservatori del «draken» si gettarono fuori
                       col paracadute e il pallone sforacchiato discese: non ti descrivo il
                       ritorno fra un fuoco antiaereo arrabbiato, ma tali erano le volte,
                       le impennate, le picchiate che facevamo, che non riuscirono a fare
                       nemmeno un buco nei nostri apparecchi.
                       Vedemmo un altro «draken» cadere in fiamme attaccato da un pilota
                       coi razzi anziché con pallottole incendiarie. Il nostro era grosso,
                       tutto giallo con le croci nere sopra. Io ed il colonnello rimanemmo
                       molto indispettiti per non averlo veduto cadere incendiato perché
                       l’attacco nostro era «clàssico», ma si rise anche non poco pensando
                       allo spettacolo dato agli austriaci.
                       Ora sono un po’ giù con la squadriglia perché mi hanno mandato
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