Page 220 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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                       squadroni di cavalleria passavano al galoppo. Troviamo l’ «Avia-
                       tik» bellissimo, morti i due tedeschi, prendiamo le mitragliatrici, il
                       timone, le croci nere, poi fuoco alla benzina e via. L’apparecchio è
                       distrutto dalle fiamme col suo motore Benz 200 HP. Così ho abbat-
                       tuto il 27° e Parvis il suo 7°. Ora riposo di nuovo in una villa vicino
                       al campo di Padova.

                     19 nOvembre 1917
                       Masi e Menazzi mi hanno detto le vostre buone notizie e tutta la vo-
                       stra gioia per la mia promozione e per il mio lavoro: ho sentito da
                       loro ed ho letto nelle tue lettere le infinite raccomandazioni che mi
                       fate e che procurerò di seguire. Ora mi trovo a Padova assai bene,
                       abbiamo occupato vicino al campo una ricchissima villa, dove ab-
                       biamo acceso il termosifone notte e giorno e vi abito da proprieta-
                       rio; tutti sono fuggiti di qua e Padova è spopolata, vi è più posto
                       per noi.
                       Le notizie dalla fronte sempre più buone, i tedeschi attaccano a den-
                       se masse e se ne fanno mucchi di cadaveri e non riescono a sfondare
                       le linee. Qui si crede che presto la loro offensiva sarà sospesa, e si
                       spera di ricominciare poi di nuovo la marcia in avanti ed ho molto
                       fiducia di ritornare in primavera al mio campo di Santa Caterina.
                                                                          a
                       Avrete già avuto notizia dell’ultima mia vittoria, la 28 , tragico e
                       spaventevole scontro.
                       Ero in crociera il 15 sull’alto Piave, sulle colline di Montalo. Vidi
                       un punto nero lontano, sui 4200 metri, veniva da Conegliano, verso
                       Susegana alle 12,30 e continuò su Treviso; era nemico, girai dietro
                       e incominciai l’inseguimento. Mi avvicinavo e l’aeroplano ingran-
                       diva, a una certa distanza riconobbi l’«Aviatik» tedesco, accostai
                       con la mia solita rapidissima manovra sotto il suo fuoco; si difese
                       bene, ma dopo un 120 colpi vidi le fiamme a bordo e incominciò a
                       scendere, vidi l’aeroplano avvolto dalle fiamme a 4000 metri, gli
                       aviatori si gettarono fuori e 1’ «Aviatik» precipitò vicino al campo
                       di aviazione di Istrana (Treviso). Scesi subito e dopo pochi minuti
                       ero sul luogo. Gli aviatori tedeschi erano due tenenti di aspetto mol-
                       to distinto, uno di essi aveva anelli d’oro, la fede matrimoniale ed
                       un bel ritratto di donna in un astuccio di pelle; aveva la croce di fer-
                       ro, decorazioni di guerra tedesca. Conservo dell’apparecchio le due
                       mitragliatrici, i tubi del timone bruciato, la macchina fotografica:
                       manderò tutto a casa. Dei due motori che ho inviato, uno Benz 250
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