Page 218 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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                       sava la pioggia ed il tempo cattivo. Al mattino del 28 gli austriaci
                       erano alle porte di Udine: feci partire tutta la mia squadriglia in
                       volo in mezzo a una burrasca d’acqua con le nubi a 100 metri ed un
                       vento furioso. Tutti i campi di aviazione di Campoformio ardevano,
                       nubi altissime di fumo, i magazzini di Udine ardevano, tutto era in
                       fiamme. Avevo uno squadrone del Genova Cavalleria che difende-
                       va il mio campo, rimasi ultimo a partire incerto se abbandonare il
                       mio apparecchio, o montare a cavallo per caricare gli austriaci:
                       incendiammo tutti i nostri hangars con molti apparecchi che non
                       potevano essere trasportati, incendiai la nostra casetta con barili
                       di benzina e quando tutto era in preda alle fiamme partii io pure in
                       volo sotto una pioggia scrosciante e coll’animo affranto dal dolore
                       di abbandonare il campo dei nostri trionfi.
                       Mi fermai con la squadriglia a Pordenone alcuni giorni fra il più
                       grande trambusto, per sette giorni non vidi che una fiumana di uo-
                       mini, donne, cavalli, cannoni, attraversare incessantemente Porde-
                       none; continuammo di là il servizio nostro. Andammo a mitragliare
                       a 200 metri le truppe tedesche che avanzavano, vidi tutta la ritirata
                       ed i ponti fatti saltare sul Tagliamento. Vi racconterò poi a voce
                       tutto il resto.


                     9 nOvembre 1917.
                       ... è stato un grande sollievo per me sapervi alfine bene, leggo nei
                       tuoi scritti la grande incertezza e l’ansietà dei passati giorni. Mi
                       sembra un sogno trovarmi ora qui a Padova, lungi dai miei campi
                       di Campoformio e non so darmi pace come tutto ciò abbia potuto
                       accadere. Sono indignatissimo: dovrebbero tutti avere lo spirito di
                       sacrificio e l’entusiasmo che abbiamo noi dell’aviazione, e la riti-
                       rata non sarebbe avvenuta. Ora si spera che i rovesci dei passati
                       giorni servano ad insegnarci qualcosa e che venga la riscossa e
                       che gli austriaci non riescano ad oltrepassare la linea del Piave. Ti
                       racconterò ora le cose mie, i miei trionfi che non diminuiscono in
                       mezzo alla sfortuna, anzi, non ho mai trovato da lavorar bene come
                       nei giorni scorsi.
                       Dopo essermi riposato qualche tempo, riposato per modo di dire,
                       cioè senza volare, partii il mattino del 6 per le linee col tenente
                       Parvis dietro di me. Il tempo era buono abbastanza, io ero in vena
                       di spazzare il cielo: troviamo due caccia nemici su Portogruaro alle
                       10.30, io ne attacco uno, Parvis l’altro; quello di Parvis dopo bre-
                       ve lotta fugge per Latisana, il mio, impressionato dal mio attacco,
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