Page 242 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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240 Dalla Battaglia D’arresto alla Vittoria
condizioni d’animo, comprensibili del resto, nelle quali l’attendere a un ordi-
nato lavoro era divenuto pressoché impossibile. Essi si armavano. Avevano
forzato il magazzino ove, fra le robe dei soldati ancor degenti, erano raccolti
fucili e cartucce. Uno era uscito nella notte, armato. In quel pomeriggio, in una
sala di risipolosi, fra i malati in delirio e agitatissimi, avevo trovato il pianto-
ne, un ragazzo del ‘98 che avevo messo là perché già pratico dei malati, seduto
al tavolo con un gran pezzo di specchio davanti, tutto intento a radersi. Povero
ragazzo, voleva farsi bello per l’arrivo dei suoi! Nella sera di quel giorno, tutta
la vasta pianura, a occidente, spenti appena i riflessi del tramonto, ci apparve
bizzarramente solcata da fasci di luce bianca e da segnali multicolori innume-
revoli. Erano i nostri che avanzavano.
Un cappellano militare boemo, che giunse nelle prime ore della notte, ci
confermò la liberazione imminente. Parlando uno strano e pittoresco linguag-
gio fatto di espressioni latine, italiane e francesi insieme, ci narrò del suo
lungo servizio in linea, fra le truppe boeme: «Nei sermoni io dovevo incitare i
soldati alla disciplina, e dicevo loro: ragazzi, fate il vostro dovere — e sempre
essi mi obbedivano gettando le armi».
L’indomani 3, domenica, poco dopo le 14, una prima pattuglia entrava in
città. Fin dal mezzogiorno gruppi armati di nostri giovanetti o di soldati pri-
gionieri giravano per le vie dando la caccia ai nemici nascosti. Noi osserva-
vamo un nucleo di costoro che facevano resistenza da un baraccone là nelle
vicinanze; e, impegnatosi in breve un fuoco piuttosto vivo, vi partecipammo,
due soldati dell’ospedale ed io, da un abbaino dell’edificio stesso del «Dante»,
mentre altri dei nostri facevano fuoco dalle finestre e dal tetto di una villa vici-
na, fino alla resa dei ribelli. Altri combattimenti e altri episodi ben più notevoli
si svolgevano intanto nella città, contribuendo non poco, in quelle ore, tale
spontaneo insorgere di popolo ad integrar l’opera dei liberatori. Verso sera, in
istrada, salutammo i cavalleggeri del Savoia e, con l’animo pieno di gioconda
festività, udimmo infine dalle loro labbra le novelle della Patria.
Ina Battistella, Servendo sotto il nemico, in «Problemi d’Italia.
Rassegna mensile dei combattenti», Roma, Grafia, 1925, pp. 24 -35.

