Page 245 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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La  vittoria                               243


                        occupare e rioccupare il nostro non basti, ma sterminare il nemico
                        distruggendone l’esercito, questo ristorerebbe, e vorrei poterlo fare
                        io: questo solo potrebbe saziare la smania di chi ha vissuto l’atroce
                        ritirata dell’anno scorso. C’è in me qualcosa d’implacato e d’im-
                        placabile da allora in poi, e non m’è bastata la scorsa battaglia del
                        Piave, in cui coi miei cannoni ho contribuito a sterminare il fiore
                        dell’Ungheria, non mi soddisfano ancora i successi di questi giorni;
                        quel che ho patito allora è così terribile che ancora adesso non ho
                        finito di gustarne l’amarezza.


                       Z. d. g., 29 OttObre 1918, mattina
                        Mi sono svegliato da poco, il cielo è grigio e minaccia pioggia:
                        centinaia e centinaia di cannoni abbaiano vicini e lontani: di tanto
                        in tanto su pel cielo grigio sale ansimando un nostro proiettile da
                        280, vecchia mia conoscenza, e i soldati lo chiamano «la tradotta».
                        Ormai vorrei passare anch’io il Piave, ma prevedo che saremo tra
                        gli ultimi, perché mi trovo in un settore dove difficilmente si costi-
                        tuiranno teste di ponte. Continueremo a prestare il nostro aiuto a
                        sinistra e a destra.
                        Come prevedevo, le giornate d’azione mi dànno maggior requie del-
                        le giornate ordinarie. Tutte le mosche cocchiere si stanno quiete e la
                        batteria funziona come un orologio.


                      Z. d. g., 30 OttObre 1918, sera
                        Continuano  le  buone  notizie:  Vittorio  Veneto  e  Sacile  occupate,
                        avanzata  senza  ostacoli  dalla  parte  del  mare.  Noi  siamo  rimasti
                        indietro. Solo vien da domandarsi, e nella posizione dove sono è
                        difficile spiegarselo, si tratta d’un ripiegamento volontario del ne-
                        mico che ci sfugge davanti come un’ombra o d’un vero e proprio
                        disastro? Da una parte, par troppo facile il successo, ma, dall’altra,
                        penso: come può fare un intero esercito a scomparire da per tutto
                        come un fantasma? E i comunicati finora han parlato di furiosa bat-
                        taglia, di diecine di migliaia di prigionieri, di centinaia di cannoni
                        presi.
                        Certo, davanti a noi il terreno oggi doveva essere sgombro, ma lo
                        sgombero poteva essere conseguenza d’uno sfondamento dalle parti
                        di Vittorio Veneto. Non so che darei perché si trattasse d’una disfat-
                        ta nemica: che gustino anche loro la sventura, e fulminea e irrepa-
                        rabile, e che lo sterminio li colga sulla terra d’Italia. Strane queste
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